martedì 20 settembre 2016

IL MILITANTE DI SINISTRA



Mi lamento a volte dei commenti che si leggono su Internet. Vero è che in Rete si può leggere tutto e il contrario di tutto, in ogni caso consiglio sempre agli amici e ai collaboratori di non deprimersi per le  critiche né galvanizzarsi per i complimenti, e meglio sarebbe evitare del tutto di andare a vedere che cosa dicono a destra e a manca perché dando peso a ogni cosa si finisce per non riuscire più a lavorare e se ne esce sconfortati. Però, talvolta capita che mi giungano sotto gli occhi commenti come quello che riporto qui sotto, riferito al Maxi Zagor "Gli uccisori di indiani".  Faccio il copia e incolla:

Burattini sta uccidendo Zagor, anzi lo ha già ucciso. Lo ha trasformato in Rambo-Punisher nelle storie banali, e in un politico nelle storie "serie". Capisco che sarà un militante di sinistra, però è davvero dura digerire certe storie così marcatamente populiste. Burattini fa finta di non capire che la mentalità del tempo è diversa da quella di papa Francesco o dei boy scout. Questo anacronismo storico fa di Zagor attuale una sorta di paradosso temporale e storico. Per carità, è ovvio che oggi tutti siamo contro la schiavitù e inorridiamo di fronte alle ingiustizie razziali. Ma un po' più di realismo non guasterebbe nelle storie del West di quegli anni. Ho preso questo album solo per l'ultima copertina di Ferri e, come già scritto, non lo comprerò più, e aggiungo purtroppo.

Taccio sul nome del detrattore, si dice il peccato e non il peccatore, però mi piacerebbe sapere che cosa, in ciò che dico o faccio, possa fargli credere che io sia un "militante di sinistra". Non che ritenga la definizione un'offesa, come non giudicherei offensivo essere ritenuto di destra, ma mi disturba il termine "militante". Militante sarà lei. Se c'è qualcosa che mi contraddistingue è il mio essere insofferente verso le etichettature e verso la militanza politica. Chiunque mi segua, mi legga, mi conosca, mi abbia incontrato, lo può testimoniare. Se uno non mi conosce, farebbe bene a non esprimersi. 

Cercando di decifrare il confuso ragionamento del mio detrattore, pare di capire che sia rimasto turbato dal fatto che Zagor si schieri, ne "Gli uccisori di indiani", e solo in poche pagine iniziali, contro gli schiavisti che mettono all'asta gente di colore in una città del Sud degli Stati Uniti. Dunque, secondo costui, Zagor avrebbe dovuto assistere alla messa in vendita di esseri umani senza battere ciglio, in pratica infischiandosene. Questo perché negli anni in cui sono ambientate le storie dello Spirito con la Scure non c'era una mentalità (quella dei nostri giorni) antischiavista.

Mah. L'American Colonization Society (nata nel 1817) aveva già colonizzato la Liberia nel 1822 per riportare in Africa gli schiavi liberati, come dovrebbe essere chiaro a chi ha letto la trasferta africana proprio di Zagor (cosa che il mio detrattore, evidentemente, non ha fatto). "La capanna dello Zio Tom", romanzo anti-schiavista per eccellenza, è del 1850: pochissimi anni dopo l'epoca zagoriana, e testimonia l'esistenza di un radicato atteggiamento contro la schiavitù. Non c'è assolutamente niente di strano che un individuo illuminato possa indignarsi di fronte a un'asta di neri, nel 1835/40, negli Stati Uniti. Affermare il contrario, questo sì, è contraddire la realtà storica.

La cosa più assurda però è la frase "anacronismo storico dello Zagor attuale". A parte il fatto che gli anacronismi storici sono una caratteristica nolittiana dal cui retaggio non possiamo liberarci neppure volendo (la stessa Colt di Zagor è un anacronismo storico), pare di capire che, secondo il nostro detrattore, lo Zagor di un tempo (contrapposto appunto a quello attuale) avesse un atteggiamento tollerante verso il commercio degli schiavi. Ma allora il personaggio di Liberty Sam non lo ha inventato Nolitta? E la storia "I mercanti di schiavi" (addirittura risalente ai primi anni Sessanta) chi l'ha scritta? L'eroe nolittiano difende neri, gialli, rossi (e bianchi) dalle ingiustizie, da sempre. E' proprio per rispetto allo Zagor di un tempo che lo Zagor attuale continua a difendere i più deboli. 

Non voglio dilungarmi su Zagor trasformato in Rambo-Punisher perché la cosa fa troppo ridere (vien da chiedersi se i detrattori leggano davvero le storie e soprattutto se le capiscano). Noto solo che c'è una "citazione"  di Rambo in poche tavole in fondo a una storia piena di pathos, dopo ventcinque anni di storie mie che anno raccontato di un eroe sfaccettato, umano, sofferente e vincitore solo dopo aver sofferto. Del resto, anche lo Zagor di Nolitta ne "La preda umana" è, come Rambo, disarmato e braccato nella boscaglia e deve costruirsi delle armi improvvisate.

Se un lettore non è soddisfatto di uno scrittore, o di un disegnatore, liberissimo di non leggerlo. Però non si inventi militanze politiche e non tiri fuori scuse astruse. Peraltro non tutti gli Zagor sono opera del sottoscritto e magari ci sono sceneggiatori che piacciono di più: per fortuna, non sono io che firmo tutti gli episodi. Da solo, non ce la faccio a portare avanti la serie. E non perché devo andare alle manifestazioni di partito, giuro.

giovedì 8 settembre 2016

GLI ASSASSINI VENUTI DALLO SPAZIO




E' in edicola “Gli assassini venuti dallo spazio”, l’albo di Zagor n° 614 (Zenith 665), datato settembre 2016. La copertina, che vedete sopra, è opera di Gallieno Ferri: è l'ultima da lui realizzata.  I testi sono miei e i disegni di Emanuele Barison. Si tratta della seconda puntata di una avventura in due albi.

A racconto finito, ho ricevuto numerose attestazioni di soddisfazione da parte di lettori che mi hanno scritto o che ho incontrato di persona (per esempio a Narni Comics). Non potendo e volendo dar conto delle felicitazioni di tutti, ho scelto la lettera di uno zagoriano eccellente (si dice il peccato e non il peccatore, perché si è trattato di una mail privata, ma si tratta di un celebre critico fumettistico). La trascrivo qui sotto: si tratta di complimenti, ma sono motivati (di solito, purtroppo, le critiche che si pubblicano sui forum sono invece immotivate) e soprattutto servono a far capire ai soliti detrattori che ci sono anche pareri positivi (il mondo è bello perché è vario).


Caro Moreno, ho appena letto la tua nuova avventura zagoriana e posso commentarla con una sola parola: bellissima! Hai saputo mescolare azione, suspense, scene raccapriccianti e buoni sentimenti in maniera eccezionale, senza mai scadere nel banale o nel già visto. Il personaggio di Angel (o Change) è davvero ben riuscito e la soluzione finale è di una delicatezza commovente. Sorprendente anche lo scontro conclusivo con gli alieni, in cui Zagor sembra quasi Rambo! Guido Nolitta non avrebbe potuto fare di meglio e con questa storia così bella hai dimostrato una volta di più di essere il suo degno successore. Mi mette una certa tristezza sapere che dal prossimo mese non ci saranno più le copertine di Ferri.

Ho saputo di lettrici donne che hanno versato delle lacrimucce per l’aspetto “commovente” e umano del racconto (la figura del vecchio), e di lettori giovanissimi entusiasti per il finale con sequenze da videogioco. Quel che sfugge ai troppo nostalgici (sono nostalgico anch’io, ma non “troppo”) è la necessità di provare ogni tanto a inserire qualcosa di nuovo che possa attirare anche lettori diversi o più giovani rispetto al solito. 

Lo Zagor “Rambo” è soltanto un divertissiment di poche vignette, e su Zagor anche Nolitta si è concesso le citazioni più imprevedibili, facendo anzi della contaminazione una delle cifre caratteristiche del suo stile. Se poi vogliamo parlare di citazioni rambesche ante litteram, basterà ripensare a “La preda umana” (uomo braccato si inventa trucchi e fabbrica armi improvvisate per sopravvivere) o a “Zagor Racconta” (strage nel campo degli Abenaki). Dunque ho soltanto seguito la sua lezione. In ogni caso, se ci sono (e ci saranno di sicuro) degli scontenti, niente di male: a novembre torna Rakosi il vampiro e il prossimo anno sarà all’insegna della tradizione, proprio nel tentativo di accontentare tutti. 

I peggiori critici non solo soltanto quelli che non sono in gradi di argomentare in modo sensato ma sono soprattutto quelli che credono,  non si sa perché, che il loro modo di vedere un personaggio debba essere quello da imporre a tutti. I personaggi sono sfaccettati e Zagor è più sfaccettato degli altri. A proposito di critiche insensate, è assolutamente esilarante quella del lettore che, di fonte alla prima copertina di Alessandro Piccinelli, prima ancora di aver visto le successive (e quindi giudicando prematuramente) ha contestato il fatto che l’eroe da lui disegnato non assomigli a Zagor perché sembra Tarzan. Ma Zagor è Tarzan! Ma lo sa, quel lettore, che la copertina storica di “Guerra!” è appunto una citazione da una celebre cover di Tarzan? Si è mai accorto, quel lettore, che Zagor vola appeso alle liane e lancia un urlo del tutto tarzanesco? Non sa, il detrattore, che Nolitta ha scritto una parodia in cui Zagor e Tarzan si scontrano saltando di ramo in ramo? Come minimo, il critico in questione contesterà Tex perché sembra un cowboy.

Zagor / Tarzan


Occhio allo spoiler per questa ultima considerazione: adesso a Darkwood c’è un nuovo personaggio. Si chiama Change ed assunto l’identità di Miles, un trapper. In realtà è un alieno mutaforma che può prendere l’aspetto di chiunque. E’ anche un evaso spaziale, per cui potrebbero venire a cercarlo dallo spazio. Sembra buono, ma lo è davvero? Lo resterà? Ai posteri l’ardua sentenza.

venerdì 26 agosto 2016

COVER BOY



E così, la grande attesa è finita. Il sito della Sergio Bonelli Editore ha rivelato il nome del nuovo copertinista di Zagor, quello chiamato a raccogliere l'eredità di Gallieno Ferri (un'impresa praticamente impossibile, che si può solo sperare di realizzare in parte). Si tratta di Alessandro Piccinelli, uno che ha lo Spirito con la Scure nel cuore anche se da tempo, dopo aver disegnato una memorabile avventura darkwoodiana, è stato precettato per illustrare Tex. Su Dime Web è immediatamente apparso un articolo di Saverio Ceri che dice quasi tutto quello che c'è da dire e che io non ripeterò: cliccate qui per leggerlo direttamente, troverete notizie e immagini in abbondanza. Per quanto mi riguarda, racconterò altre cose: aneddoti personali e la mia testimonianza su come si è arrivati alla sua designazione.



Guardate l'illustrazione qui sopra, Venne realizzata da Alessandro Piccinelli per un portfolio organizzato da Giancarlo Orazi nel 2009, in occasione degli ottanta anni di Gallieno Ferri. A ogni disegnatore degli oltre venti che parteciparono venne chiesta una libera interpretazione di una classica cover zagoriana. Piccinelli scelse "La vendetta di Kandrax".

Benché anche molte delle altre versioni, realizzate da validissimi disegnatori (dello staff dello Spirito con la Scure ma anche al di fuori di esso), fossero più che apprezzabili, se non addirittura splendide, a me piacque in modo particolare quella di Alessandro. Ricordo di aver pensato: "Sarebbe un copertinista straordinario". Questa impressione è stata confermata ogni volta che Piccinelli si è cimentato con illustrazioni riguardanti il Re di Darkwood, e cioè molto spesso. Già, perché nonostante il passaggio a Tex, Alessandro trovava sempre il modo di disegnare Zagor: per una fanzine, per un libro, per una mostra, per un lettore che glielo chiedeva. Di recente, per un altro portfolio, quello curato da Marco Grasso in occasione del numero 600, dove Piccinelli ha dato la sua interpretazione della cover de "La corsa delle sette frecce". Anche in questo caso non ho potuto che restare ammirato e continuare a immaginare il comasco come possibile realizzatore di ottime copertine, quando e se ce ne fosse stato bisogno.


Si trattava comunque soltanto di mie riflessioni. Giuro di averne fatte di simili anche di fronte a ottimi disegni di Marco Verni, Marco Torricelli, Joevito Nuccio, Raffaele Della Monica, Gianni Sedioli, Mauro Laurenti, Walter Venturi e tanti altri. Ciascuno di questi nomi, e di sicuro anche quelli di altri non compresi in questa lista (ho elencato solo i più citati tra i lettori che esprimevano le loro opinioni sul possibile sostituto di Ferri), aveva i numeri per poter ambire a raccogliere il testimone dalle mani del maestro di Recco quando questi avesse deciso di godersi un po' di meritato riposo (ho sempre pensato che Gallieno fosse immortale e avrebbe smesso per sua decisione). Però, ecco, il nome di Piccinelli è sempre stato nella mia personale top ten dei copertinisti ideali, come possibile outsider.  Per questo l'ho proposto subito quando, in una riunione svoltasi a inizio aprile, ho capito che in Casa editrice si preferiva non ricorrere a un copertinista che imitasse Ferri da troppo vicino. "Di Ferri ce n'è uno, e non possiamo clonarlo", è stato detto. Dunque, ho tirato fuori il nome di Piccinelli mostrando in direzione i due disegni che vedete sopra. Le discussioni sono immediatamente finite. Sul nome di Alessandro siamo stati d'accordo tutti, in un minuto. Perché è esattamente quel che ci voleva: uno in grado di accontentare gli innovatori e i tradizionalisti, i fautori della tradizione e quelli che auspicano un rinnovamento. 


Alessandro ha lavorato in silenzio per cinque mesi, facendo prove su prove e dimostrando, oltre al suo talento, umiltà e disponibilità. Inoltre ha fin da subito capito l'importanza del ruolo che è stato chiamato a ricoprire. Attualmente ha realizzato quattro copertine a prova di bomba: le critiche non mancheranno lo stesso, ma non scalfiranno in un millimetro la qualità del suo lavoro.
Gli aneddoti. Ho telefonato a Piccinelli per dargli la notizia il giorno prima del funerale di Ferri. Il mattino dopo era con noi a Recco, a dare anche lui ultimo saluto al maestro. Poi: ricordo la prima volta che mi fecero vedere dei disegni di Alessandro. Fu Mauro Boselli a mostrarmeli, dicendo: "Questo ragazzo piace a Sergio Bonelli che lo vuole su Tex. Però, per fargli fare le ossa, gli daremo da disegnare prima una storia di Zagor che scriverò io e in cui metterò tutti i possibili elementi del western in modo da vedere come se la cava". Rileggete "Huron" e giudicate voi.
Infine, sappiate che nei miei due libri "Utili sputi di riflessione" e "Dall'altra parte" ci sono illustrazioni di Piccinelli realizzate per me medesimo. Quella del racconto "La sparizione della Madonna" ve la mostro qui sotto.
Grazie Alessandro, e auguri.



martedì 23 agosto 2016

CICO AGENTE SEGRETO



E' in edicola il n° 20  della collana a colori bimestrale dedicata dalle Edizioni If alla riproposta degli albi di Cico in ordine cronologico (quelli originariamente pubblicati, in bianco e nero, sotto il marchio Bonelli tra la fine degli anni Settanta e il 2007). Si tratta di "Cico Agente Segreto", con testi mie e disegni di Francesco Gamba. Ogni volta che rileggo gli albi di questa serie li trovo divertenti (e di sicuro io mi sono divertito, a suo tempo, a scriverli).
Un divertimento aggiuntivo alla lettura di questa ventesima riproposta potrebbe essere la caccia ai riferimenti alle avventure di James Bond, delle quali si è voluto, con ogni evidenza, fare la parodia. A pagina 28, per esempio, il capo della sezione di Baltimora dei servizi segreti si presenta così: “Sono Sean George Roger Thimoty Pierce Peephole, nome in codice Acca”. Non importa essere dei cinefili per riconoscere i nomi di battesimo dei cinque attori che hanno interpretato il personaggio di 007 sul grande schermo, almeno fino al 2000 (anno della prima pubblicazione di “Cico Agente Segreto”), e cioè Sean Connery, George Lazemby, Roger Moore, Thimoty Dalton e Pierce Brosnan. Daniel Craig, ovviamente, all’epoca non aveva ancora vestito i panni della spia con la licenza di uccidere creata nel 1953 dallo scrittore inglese Ian Fleming. A proposito di spie, il cognome “Peephole” significa appunto “spioncino”, così come è chiaro che “Acca” rimanda a “M”, nome in codice che Fleming attribuisce al direttore del SIS (Secret Intelligence Service), struttura meglio nota come MI6 (Military Intelligence, Sezione 6). La lettera “Q” definisce invece il mitico ingegnere al servizio di Sua Maestà che costruisce trucchi sempre diversi per accessoriare l’Aston Martin dell’agente segreto più famoso del mondo, interpretato in diciassette film dall’attore Desdmond Llevelyn (non a caso, nella nostra parodia il tecnico, designato come X, si chiama proprio Desmond). Q non compare in realtà in nessun romanzo: si tratta di una figura presente solo nelle pellicole cinematografiche. Fleming cita soltanto la “Q Branch”, la divisione a cui appartiene. I gadget di cui viene rifornito Cico non sono tuttavia una caratteristica esclusiva delle storie bondiane: viene alla mente per esempio anche John Steed, il protagonista di una serie televisiva inglese, “The Avengers”, che noi conoscevamo come “Agente speciale”. Prodotta in sei stagioni tra il 1961 e il 1969, per un totale di 161 episodi, raccontava avventure a cavallo tra la spy-story e la fantascienza, in cui gadget tecnologici (soprattutto armi) si celavano in oggetti di uso comune. Per esempio, l’ombrello maneggiato da Steed (interpretato dal flemmatico Patrick Macnee) nascondeva una lama affilata. Potremmo continuare a lungo con gli esempio “MacGyver”, una popolare serie televisiva statunitense (sette stagioni tra il 1985 e il 1992), interpretata da Richard Dean Anderson. Angus MacGyver è sì una sorta di agente segreto, ma anche un eroe solitario che ripudia la violenza ed è equipaggiato unicamente con un coltellino svizzero, con cui costruisce i suoi gadget improvvisati utilizzando i materiali che ha a disposizione sul momento. Si tratta di ingegnosi marchingegni che lui chiama “macgyverismi”.

sabato 13 agosto 2016

DA QUI ALL'ETERNITA'







Per attirare la vostra attenzione su quel che bolle in pentola riguardo al sottoscritto, rubo a Ivano Codina il suo divertente Paper Zagor senza neppure chiedergli il permesso, tanto siamo amici (e lui del resto l'ha rubato a sua volta alla Disney e alla Bonelli senza autorizzazione).  Chiaramente, ci sarà anche qualcosa a proposito di Zagor per cui il disegno spiritoso (con la scure) che vedete in apertura è giustificato. E siccome qualche altra cosa sarà di tipo umoristico e parodistico, ecco che è giustificata anche la paperaggine del disegno medesimo (questo per prevenire le contestazioni dei pignoli). Ma procediamo in ordine cronologico.




Ci saranno anche il disegnatore Marcello Mangiantini e lo scrittore Giampaolo Merciai, con me, a presentare "Dall'altra parte" (Cut Up) mercoledì 17 agosto alle ore 21 nella Sala Consiliare di San Marcello Pistoiese. Mangiantini (Zagor, Dampyr, Dragonero, Adam Wild) è anche l'autore di una delle illustrazioni dei 26 racconti inquieti. Se proprio non volete venire per incontrare me, venite a farvi autografare un disegno da lui, e a farvi dedicare da Merciai il suo ultimo romanzo "Porco Giuda!". Basta che veniate. Lo so che è sempre più difficile smuovervi di casa, ma salire a San Marcello vuol dire cenare benissimo in uno dei tanti ristoranti della montagna pistoiese e godere di aria fresca e acqua buona. Comunque, "Dall'altra parte" sta andando molto bene, e i commenti di chi  ne ha letto i racconti sono, per quel che ho potuto vedere e ascoltare, più che lusinghieri. Vi ricordo che una delle 26 storie (tutte brevi) ha per protagonista Zagor e gode di una illustrazione inedita di Marco Verni. Oltre a parlare di questo libro, proporrò una sorta di spettacolo di cabaret che ormai vado portando avanti da più di un anno, intitolato "Utili sputi di riflessione", esattamente come il libro di aforismi targato Allagalla che ho scritto nel 2015 e che, dopo essere stato anche ristampato, è ormai in esaurimento (se non ve lo siete procurato, fate appena in tempo a cercarlo adesso). In settembre, ottobre, novembre e dicembre farò comunque altre presentazioni inquiete dei miei racconti.



La prima di queste presentazioni sarà sabato 3 settembre alle ore 15 a Narni Comics, una manifestazione in calendario dal 2 al 4 di quel mese a Narni (Terni), con una miriade di ospiti e di iniziative. Tanto per dirne una, subito dopo il mio incontro seguirà quello del Forum ZTN che festeggia dieci anni (e il giorno dopo parteciperò a un pranzo con i forumisti).  A presentare "Dall'altra parte" con me, a Narni ci saranno Mauro Laurenti, Graziano Romani e (udite, udite) Marco Torricelli, tutti e tre in qualche modo implicati nel libro (due con le loro illustrazioni, uno per la soundtrack).  Vedere Laurenti è facile, perché va dappertutto (come me), ma vedere Torricelli è proprio un evento: perciò non mancate. Ma c'è di più. Per la prima volta al mondo verrà presentato di persona (e pronto a fare disegni) il nuovo copertissima di Zagor. Non so se è chiaro il concetto. La locandina che vedete sopra è opera di Lola Airaghi, che sta disegnando una mia storia di Zagor: incontrandola a Narni le chiederemo tutti insieme a che punto è. Magari ci porterà a far vedere le prime tavole, chissà.



Quella che vedete qui sopra è invece la copertina di Tino Adamo per un albetto gratuito di 40 pagine dal titolo "Incontri impossibili" in uscita il 17 e 18 settembre in una fiera a Nichelino (TO), San Matteo Comics, in cui saranno raccolte varie cose umoristiche riguardante i fumetti realizzate da me medesimo e pubblicate in Rete (chi le ha viste sostiene che facciano ridere). In quell'occasione presenteremo al pubblico, per la seconda volta dopo Narni, il nuovo copertinista di Zagor. Un albetto analogo raccoglierà invece il meglio del solito Franco Lana. Due albi, in pratica, per una sola visita. Occhio che ci saranno poche copie numerate (duecento per titolo). Accorrete numerosi! 



Julia, Mister No e Zagor a Rapallo. Tre storie inedite raccolte in un volume che uscirà in occasione di Rapalloonia, il primo ottobre 2016: ecco la locandina di Emiliano Mammucari. Che c'entro io? C'entro, perché la  sceneggiatura della storia di Zagor, intitolata "Il sortilegio della strega", porta la  mia firma. I disegni sono invece di Walter Venturi. 
Qui di lato vedete l'inizio così come è stato fotografato su mio computer da uno degli organizzatori e da lui pubblicato sulla pagine Facebook della manifestazione.
Se vi state chiedendo come fa lo Spirito con la Scure ad andare a Rapallo, o in che modo un racconto breve possa metterlo in contatto con la cittadina ligure, non avete che da attendere poche settimane e procurarvi il catalogo della manifestazione (che avrà una introduzione scritta appositamente da Tiziano Sclavi). Io sarò ospite appunto il giorno di sabato, quello inaugurale.




Perché a Rapallo resterò solo un giorno e non almeno due per fare magari l'ultimo bagno nel mare della stagione? Semplice: perché domenica 2 sarò a Roma, e più precisamente negli stand della Fiera, dove si starà svolgendo l'edizione autunnale di Romics. Sarò in compagnia del nuovo copertissima di Zagor, che in quel momento sarà in edicola con la sua prima cover, ovvero quella dell'albo "Zenith 666", numero speciale a colori dedicato all'incontro fra l'universo dello Spirito con la Scure e quello di Dylan Dog, attraverso la celebrazione di Tiziano Sclavi che, prima di scrivere il suo Indagatore dell'Incubo, fece proprio a Darkwood le sue prove generali. 



E poi? Beh, poi c'è un appuntamento a Brescia il 15 e il 16 ottobre. Si tratta della prima edizione di una piccola ma interessante manifestazione di cui vi parlerò a tempo debito. Per il momento arriviamo subito a Lucca Comics 2016 dove saranno almeno tre gli eventi zagoriani. Uno, riguarda appunto il nuovo copertissima e il suo incontro con il pubblico lucchese. Due, verrà messo in vendita il gioco da tavolo di  Zagor, che vedete nell'immagine poco sopra. Tre, io e Graziano Romani presenteremo un altro misterioso progetto top-secret a cui stiamo lavorando (con un bel po' di gente) da alcuni mesi. Di che cosa si tratterà? Lo sveleremo durante settembre, ma sarà qualcosa che farà clamore. La foto più sotto mostra Graziano con degli appunti durante le nostre riunioni di lavoro. Riguardo al gioco, vi assicuro che è "una figata" (come si suol dire) sia dal punto di vista grafico (illustrazioni inedite di Venturi e Rubini, oltre a quelle classiche di Ferri) che da quello del divertimento nel farci le partite (ho avuto la fortuna di provarci). Io mi sono limitato a supervisionare testi e disegni e credo di aver dato qualche utile suggerimento, ma complimenti agli autori e all'editore.



Altre notizie spicciole. In occasione del quinto anniversario della morte di Sergio Bonelli (avvenuta il 26 settembre 2011), Comic Out ristamperà la sua biografia scritta da me e da Graziano Romani "Guido Nolitta: Sergio Bonelli sono io", uscita con il marchio della Coniglio Editore pochi mesi prima della scomparsa dell'indimenticabile personaggio. La nuova edizione sarà ampliata e aggiornata. In ottobre usciranno due mie storie buonelane ma non zavorriate: una sarà una storia breve di 32 tavole pubblicata nel prossimo Color Tex e illustrata da Michele Rubini; la seconda sarà una storia lunga di 160 pagine presentata come Speciale Dampyr, con i disegni di Fabrizio Longo. Questo racconto dampyriano si svolge a Firenze e credo che faremo una presentazione in uno dei luoghi che Harlan Draka si trova a frequentare nel corso della storia. Torneremo a parlarne. Sul versante libresco, il giorno 8 ottobre 2016 terrò una conferenza presso la Biblioteca S.Giorgio di Pistoia, ma sarò più preciso al momento opportuno. Sto lavorando due saggi fumettistici che dovrebbero uscire per Allagalla (così da far seguito al fortunato "Tex secondo Letteri") e a due libri di genere diverso che invece interessano a Cut Up (l'editore di "Dall'altra parte"). Infine: ho messo a punto la programmazione per la prossima annata di Zagor, e vi assicuro che annamo bene. Chi vivrà, vedrà.


domenica 7 agosto 2016

NON UMANI



E' in edicola “Non umani”, l’albo di Zagor n° 613 (Zenith 664), datato agosto 2016. La copertina, che vedete sopra, è opera di Gallieno Ferri.  I testi sono miei e i disegni di Emanuele Barison. Si tratta della prima puntata di una avventura in due albi, che si concluderà il prossimo mese. Parleremo della storia nel suo complesso, perciò, soltanto in settembre: per il momento mi limito a segnalare alcune curiosità e a fare qualche osservazione. Darò per scontato che abbiate già preso visione di questo primo episodio, dunque se non l’avete ancora fatto rimandate la lettura di quanto sto per scrivere. Nulla anticiperò della seconda parte se non esprimere il parere che sarà migliore della prima e riserverà un finale foriero di qualche conseguenza all’interno della saga.

Innanzitutto, “Non umani” vede il ritorno di Hays, un trapper assassino che io e Alessandro Chiarolla avevamo contrapposto a Zagor in una storia del 2003, anch’essa divisa in due parti: “Il fuoco dal cielo” e “Minaccia aliena” (Zenith nn° 508 e 509). Ecco la scheda di Hays tratta dalla rubrica “Buoni & Cattivi” che appariva sugli albi della Collezione Storica.


HAYS
Non tutti gli abitanti di Darkwood considerano una minaccia  il mostro alieno che si aggira per la foresta dopo esservi precipitato con il suo disco volante. Al bieco Hays fa comodo, al contrario, avere qualcuno a cui attribuire un duplice delitto che egli ha stesso compiuto. La rapina da lui tentata ai danni di Linda e Chuck Matheson, nella loro capanna isolata nel bosco, si è infatti trasformata in un bagno di sangue per la reazione delle sue vittime. L’arrivo sul luogo di Zagor e del gruppo di uomini che stanno dando la caccia all’exraterrestre offre ad Hays un perfetto capro espiatorio a cui dare la colpa delle due uccisioni, evitando ogni rischio che possano essere collegate a lui. Poiché lo Spirito con la Scure non cade nella trappola e subodora l’imbroglio, l’assassino cerca di convincere tutti che questi è caduto vittima di chissà quali misteriosi poteri telepatici della creatura venuta dalle stelle, in modo da giustificare anche i suoi tentativi per tappare la bocca al nostro eroe.

Ed ecco anche la scheda di Warzak, l’extraterrestre naufragato sulla Terra, creduto un pericolo dagli abitanti di Darkwood, finché lo Spirto con la Scure si rende conto di come sia soltanto un alieno in difficoltà in cerca di salvezza.

WARZAK
“E’ difficile tradurre il mio nome in un suono che tu possa articolare”, spiega l’alieno, a Zagor che gli sta davanti. Ma poi conclude: “Chiamani Warzak!”. Lo Spirito con la Scure e il mostro venuto dallo spazio comunicano per via telepatica. Il nostro eroe conosce già, per averle ricostruite da solo, una parte delle circostanze che hanno condotto l’extraterrestre fino a Darkwood: l’astronave su cui questi viaggiava ha fatto “naufragio” sulla Terra, precipitando come un meteorite, e Warzak si è salvato per miracolo. Adesso è in attesa che qualcuno del suo popolo venga a recuperarlo. Però deve difendersi dai terrestri che vogliono ucciderlo considerandolo una minaccia, su un pianeta che ha una forza di gravità tale da rallentargli i movimenti e un sole dalle radiazioni per lui nocive. Le armi di cui dispone gli consentono di uccidere, cosa che in effetti ha fatto, ma non gli impedirebbero di venire ucciso. Di fronte al naufrago delle stelle, Zagor deve decidere come comportarsi: considerarlo sicuramente un nemico, o cercare di instaurare un dialogo?

Di Warzak ricordo che io non gli avevo dato un nome, e che Sergio Bonelli a volere che ne avesse uno. Anzi, fu lui a darglielo: lo scrisse a penna a margine delle fotocopie su cui aveva letto l’avventura in anteprima, modificando il mio dialogo, quello in cui io facevo dire all’extraterrestre che non era possibile tradurre in un suono umano il modo con cui veniva chiamato sul suo pianeta di origine. In ogni caso, Warzak non c’è nella storia attualmente in edicola. Mi è sempre sembrato, però, un personaggio interessante. Così come interessante ho giudicato la “punizione” riservata ad Hays alla fine di “Minaccia aliena”: il trapper resta bloccato nell’astronave con cui Warzak torna fra le stelle. "Che fine avrà fatto?", mi sono chiesto. La risposta è in “Non umani”, e la faccenda si chiarirà ancora di più ne “Gli assassini venuti dallo spazio”, il mese prossimo. Di sicuro c’è che Hays non torna da solo, ma accompagnato da tre creature giunte dalle stelle, ognuna caratterizzata in modo diverso. 

Mi auguro che nessuno contesti il fatto che ci possano essere alieni diversi dagli Akkroniani nella serie di Zagor, per un bel po’ di validi motivi. Il primo è che a Darkwood ci può essere di tutto, e non vedo la ragione per cui possa emergere dal terreno un mostro a tre teste (quello che si vede in una storia scritta da Decio Canzio) e non possa aggirarsene per la foresta uno con il corpo fatto di lame, chiamato Shrike (una citazione che spiegheremo il mese venturo). In secondo luogo, già c’era stato appunto Warzak, approvato e addirittura battezzato da Nolitta: dunque fa parte della saga l’idea che le razze aliene possano essere diverse e multiformi. 

Terzo, c’è comunque anche il precedente della misteriosa astronave conficcata nel terreno che si vede ne “Le montagne del terrore”, storia del 2010 di Rauch e Laurenti. Infine, non dimentichiamoci di “FantaCico”, classico nolittiamo ambientato sul pianeta Babelia dove Cico viene teletrasportato da un marchingegno akkroniano: lì di razze aliene ce ne sono a bizzeffe. Dunque, si possono accettare anche i rappresentati delle tre che Hays riporta sulla Terra in cerca di vendetta. Due parole infine su Emanuele Barison, mio straordinario compagno d'avventura nella realizzazione di questa avventura non facile da realizzare. Di lui ho già scritto a lungo su questo blog.   


Si tratta della sua prima storia apparsa nella serie regolare, dopo "Risvegli", lo Speciale del 2014 che riscosse molto successo - almeno a giudicare dalla maggior parte dei commenti che mi sono giunti sotto gli occhi. Emanuele offre una interpretazione personale dello Spirito con la Scure e del suo mondo, dandone una visione cupa e drammatica. Non ha un tratto ferriano, anche se considera Ferri un maestro indiscusso, ma ha una personalità tale da potersi permettere di allontanarsi dal suo esempio in cerca di suggestioni diverse. 

Sperimentare nuove mani non può che far bene alla serie, se si tratta (come nel caso di Barison) di autori di notevole spessore con una lunga esperienza in Italia e all'estero (ha disegnato Diabolik, che disegna tuttora, Lazarus Ledd, Topolino, molti albi pubblicati in Francia scritti da Corteggiani). Vedrete ancora di più i suoi meriti nel prossimo albo.

domenica 31 luglio 2016

L'ORA DELL'ALLORO



Venerdì 29 luglio 2016, mia figlia Gaia si è laureata all'Università di  Siena, dove ha frequentato il corso di laurea in Mediazione linguistica e culturale. Il voto è stato 110 su 110. La tesi, che aveva come tutor la professoressa Pierangela Diadori, è intitolata "Zagor oltre confine". E' stata una grande emozione vedere quella che ai miei occhi è ancora la bambina che vidi nascere nel maggio del 1994 cingersi la testa con l'alloro che, per tradizione, ricevono i dottori. E che bella festa, vederla sorridente fra parenti e amici in mezzo a tanti altri suoi colleghi giunti al traguardo, tutti a stappare bottiglie di spumante e sparare coriandoli, in un tripudio di felicità collettiva in grado di riscaldare il cuore e dare speranza per il futuro, in tempi cupi in cui sembra che la cultura stia cedendo il passo alla barbarie e all'insipienza.



Gaia è sempre stata particolarmente dotata negli studi e curiosa nelle scelte delle sue letture (e i libri non le sono certo mai mancati) così come nell'indagare il mondo e nel praticare sport. In più, ha manifestato uno spirito intraprendente e una grande capacità di gestirsi anche in lunghi viaggi e soggiorni all'estero. Non ho dubbi che saprà cavarsela nella vita, probabilmente meglio di come ho saputo fare io (che ho avuto fortuna, ma ho sempre vissuto con un'ansia di fondo che lei non ha). Mi fa sorridere il pensiero di milioni di anni di evoluzione della famiglia Burattini, fatta di cavernicoli, poi contadini o pastori, boscaioli, operai, tutti protesi nel miglioramento delle proprie condizioni, in uno lungo sforzo per arrivare al primo laureato della stirpe (io), subito seguito dalla prima donna (Gaia) ancora più brava perché in grado di giungere al massimo dei voti in un tempo minore e riuscendo a padroneggiare quattro lingue - mentre io, come sa chi mi conosce, parlo soltanto il vernacolo fiorentino. Grazie a tutti coloro, davvero tantissimi, che hanno condiviso la mia gioia inviando messaggi di auguri e felicitazioni. Grazie a Daniela, la mamma di Gaia, donna bella e intelligente come la figlia, da cui ho separato il mio cammino continuando a condividere la cura della prole (ma si sa che sono le madri a fare il lavoro maggiore): il mio affetto e la mia ammirazione per ciò che ha fatto e continua a fare lei li conosce ma ribadirli mi sembra il minimo, rispetto ai suoi meriti. Grazie a Gaia per il suo impegno, il suo entusiasmo, il suo sorriso. Sono orgoglioso di te, figlia mia, migliore di tuo padre.










lunedì 25 luglio 2016

LETTI ALL'ETTO


Proprio in questo mese di luglio festeggia un anno di vita il mio secondo blog, ovvero "Utili sputi di riflessione" (dal titolo del mio libro di maggior successo - finora). Se non lo conoscete, potete darci un'occhiata cliccando sulla scritta colorata. Si tratta di un blog letterario, senza alcuna pretesa, però, se non quella di dare una collocazione alle recensioni che da sempre vado scrivendo per ogni libro che leggo. Piazzandole in Rete, sono sicuro di trovarle io, prima che farle trovare a voi. Però, siccome vedo che quando parlo delle mie letture qualcuno che mi ascolta c'è sempre, eccomi condividere le mie impressioni nel caso tornino utili. Va detto che sono un lettore disordinato e senza pregiudizi, per cui accanto ai Promessi Sposi potete trovare recensita la Vispa Teresa o l'Ifigonia in Culide, ma così è se vi pare (e a me pare). 

Gestire due blog potrebbe sembrare una follia e infatti lo è, ma si dovrebbe essere capito che io non sono normale. In dodici mesi ho recensito quasi 130 libri, il che significa oltre dieci titoli al mese, uno ogni tre giorni. Dopo le foto che seguono, opera di Francesca Pesci (una professionista, con tanto di faretti e ombrellino), potete leggere il primo post pubblicato un anno fa all'inaugurazione del blog.







"Letti all'etto": così avrebbe dovuto chiamarsi questo blog prima che la scelta cadesse su un altro gioco di parole, dal titolo di un mio finto che è diventato una sorta di marchio di fabbrica. Altre possibilità soppesate erano state il più banale "Letti a letto", "Il piccolo scrivano fiorentino", "La biblioteca di Trantor", "Leggendo in metropolitana" (quest'ultimo un titolo spiritoso ma un po' criptico).

In ogni caso, eccomi a presentare questa nuova iniziativa che mi riguarda. Ovvero, un ulteriore impegno quale blogger dopo "Freddo cane in questa palude". Lo so che non ce n'era bisogno, ma lasciatemi confessare che "Utili sputi di riflessione" lo gestirò soprattutto per me e non per voi (anche se mi farà piacere ricevere le vostre visite). 

Mi serviva uno spazio dove archiviare (e poi ritrovare subito, in caso di bisogno), le mie tante recensioni  dei libri, di tutti i tipi, che leggo. Ho pensato di creare un archivio indicizzato (almeno per come mi riesce) e, dato che c'ero, di renderlo pubblico e di metterlo a disposizione di tutti. Se questa cosa potrà essere utile a qualcun altro oltre che a me, tanto meglio. Gli indici sono in alto nella barra sotto la bella foto che si deve alla brava Francesca Pesci.

Mi preme chiarire (e vi toccherà essere d'accordo) che si tratterà di appunti e commenti del tutto personali su autori di ogni genere, dai più noti agli illustri sconosciuti, e su titoli scelti sulla base di motivazioni insindacabili che non sindaco neppure con me stesso (essendo spesso in disaccordo con me medesimo). Perciò: se vi conviene bene, io più di questo non posso fare. Scriverò non solo di libri ma anche del mio amore per i libri o di tutto ciò che ruota attorno alla letteratura. 

Per ora i post sono pochi ma spero di aggiornare velocemente l'archivio pubblicando recensioni già apparse su "Freddo cane" o sulla mia pagina Facebook. Buona lettura, in tutti i sensi e con tutti i sensi.

mercoledì 20 luglio 2016

TEX... TI




Di recente ho pubblicato un lungo articolo che occupa ben quattro pagine sulla rivista portoghese "Clube Tex" (n.4 giugno 2016). Il titolo, "Tex...tos", è un gioco di parole che ho inventato per far capire che parlo dei saggi a firma del sottoscritto dedicati a Tex. Nel riepilogare il lavoro fatto mi sono accorto di aver firmato davvero tante disamine su Aquila della Notte. Per gli interessati, se mai ce ne fossero, ecco quel che ho buttato giù a beneficio degli amici lusitani.

TEX...TOS
di Moreno Burattini

Tanti, tanti anni fa decisi di trasformarmi da semplice lettore di fumetti in uno che, oltre a quello, scriveva articoli sui fumetti. In altre parole, in un critico specializzato, in un giornalista che intervistava gli autori, in uno storico degli eroi di carta, o comunque in un articolista o un divulgatore che si occupava di loro. Beninteso, senza smettere di leggerli (anzi, leggendone sempre di più per dovere di documentazione). Avevo anche l’ambizione di sceneggiarli, i fumetti, e lavoravo attivamente per trasformare questo desiderio in realtà, ma questa è un’altra storia (andata a finire bene). Rimaniamo sul racconto del giovane Moreno Burattini aspirante saggista. Nel 1985, io e alcuni amici fondammo, proprio per dar sfogo alla nostra passione di fumettofili, una fanzine (una rivista amatoriale) chiamata “Collezionare”, e su quelle pagine cominciai a scrivere i miei primi articoli. Sul n° 17, datato dicembre 1988, che aveva in copertina un bel disegno di Fernando Fusco, comparve un mio dossier intitolato “Tex: dicono di lui”. Si trattava di una disamina dei libri di critica fumettistica dedicati ad Aquila della Notte durante i primi quaranta anni di cavalcate (contati a partire dal 1948), all’epoca non così numerosi come ai giorni nostri.  Credo che sia stato quello il mio primo articolo dedicato al Ranger di Bonelli e Galleppini. In seguito, ce ne sarebbero stati molti altri. Anzi, proprio la mia attività come saggista texiano mi ha fatto guadagnare l’invito della Bonelli a occuparmi dei riassunti di tutte le storie da inserire nel sito della Casa editrice, dal numero 1 della serie agli albi usciti fino al 2001. Nel corso di trent’anni di attività quale saggista (una carriera che continuo ad affiancare a quella di sceneggiatore, come dimostra questo stesso articolo) ho collaborato anche a numerosi volumi riguardanti l’eroe bonelliano dalle due pistole al cinturone. Un articolo come quello con cui esordito, che volesse cioè trattate della critica fumettistica sul Ranger, dovrebbe oggi citare più volte il mio nome: ovviamente, vado orgoglioso di questa mia infaticabile attività. 

Il primo di questo volumi risale al 1993, e si intitola “Tex: fumettografia illustrata completa”, edito a Torino nel 1993 da Multidea e curato da Salvatore Taormina, con una copertina di Fabio Civitelli. Il curatore, avendo letto appunto il mio articolo sulla saggistica texiana mi chiese di aggiornarla. Compilai cosi una bibliografia critica relativa ad Aquila della Notte che venne inserita nel volume. A questo punto, le richieste di miei interventi in qualità di “esperto” cominciarono a moltiplicarsi.

Nel 1994 venne dato alle stampe a Napoli il volume “Tex, tra la leggenda e il mito”  (Edizioni Tornado Press) a cura di Pino Di Genua e Raffaele De Falco. In copertina un disegno inedito di Claudio Villa. In questo caso venni interpellato per scrivere un capitolo sul merchandising texiano, intitolato “Tradig Post” (per fortuna, all’epoca gli oggetti da elencare non erano numerosi quanto oggi).

Quattro anni dopo, nel 1998, venne festeggiato il cinquantennale del Ranger: i volumi che uscirono furono numerosi. Tra questi, uno si intitolava “Cinquantex”, edizioni Lo Scarabeo di Torino. Mi si chiese di nuovo di scrivere sul merchandising: aggiornai il mio pezzo precedente e mi sbizzarrii nell’analisi della filosofia di Sergio Bonelli riguardo all’oggettistica commerciale legata ai suoi personaggi (un argomento ostico, un terreno minato). Questo libro, curato da Giuseppe Pollicelli è uno fra i più validi esempi di saggistica texiana, riuscendo ad abbinare una ricca e coloratissima parte iconografica a una nutrita serie di interessanti interventi critici che tracciano il bilancio di dieci lustri di vita di un personaggio che ha fatto la storia del fumetto italiano. La bella cover opera di Ticci e la presentazione di Sergio Bonelli sono solo gli antipasti di un gustoso banchetto a base di disegni inediti o poco visti degli autori dello staff o di artisti diversi che hanno voluto tributare un loro omaggio a Tex in occasione del suo cinquantennale e articoli firmati da saggisti molto noti nell’ambito del comicdom e anche ben al di là. E’ il caso di Goffredo Fofi, grande esperto di cinema, letteratura e cultura di massa, che dice di preferire la lettura di Tex a quella di uno scritto di Cotroneo. Il volume pubblica anche quattro episodi di un Tex apocrifo realizzato in argentina, con il nome di Colt Miller, da Julio Almada e Carlos Cruz (niente di eccezionale, ma resta il valore documentario). 

Datato 1998 è anche il primo libro con il mio nome in copertina (e non più, dunque, contenente solo un mio contributo): si tratta di una biografia umana e professionale di Guglielmo Letteri scritta con Stefano Priarone in occasione di una mostra dedicata al disegnatore romano, curata da Antonio Vianovi (che ne fu anche l’editore con il marchio Glamour International Production) esposta durante Lucca Comics. All’epoca, Letteri  era ancora vivo (lo sarebbe rimasto fino al 2006) e ebbi modo di incontrarlo, fargli una lunga intervista, conoscerlo bene e ricevere da lui attestati di stima e di simpatia prima, durante e dopo la preparazione del libro, intitolato "Guglielmo Letteri & Tex - Omaggio a un Maestro dell'Avventura". 

Nell’avvicinarsi del decimo anniversario della scomparsa del disegnatore, io e Priarone abbiamo proposto ad Allagalla di affiancare al saggio di Roberto Guarino sull’opera nizziana, “Tex secondo Nizzi”, un altro titolo che avrebbe potuto dare il via a una vera e propria collana dedicata ai principali autori di Aquila della Notte, appunto “Tex secondo Letteri”. L’idea era quella di riprendere in mano il testo del vecchio catalogo, allungandolo con nuove notizie e ampi approfondimenti, tenendo conto anche delle opere che il disegnatore romano aveva realizzato tra il 1998 e il 2006. Alla fine il testo proposto è risultato lungo il doppio del precedente da cui eravamo partiti. Allagalla non soltanto ha fatto un gran lavoro grafico corredando il saggio con un gran numero di immagini (comprese alcune rare foto), ma anche ottenuto di poter pubblicare in appendice due storie a fumetti che precedono l’arrivo di Letteri a Tex mostrando però la maturità già raggiunta dal suo tratto, quella che gli valse l’arruolamento nella squadra da parte di Giovanni Luigi Bonelli e di suo figlio Sergio. 


Nel 1998 uscì anche “Tex, un eroe per amico”, edito da Federico Motta. Dimensioni e dignità da volume di enciclopedia, rilegatura in cuoio con fregi in oro impressi a caldo, carta ad alta grammatura, stampa perfetta, cura editoriale notevolissima, illustrazioni a colori, grafica eccellente, cura editoriale di massima professionalità. Quali autori figurano Gianni Bono e Leonardo Gori, che in realtà sono i curatori. C’è un unico testo a loro firma e riguarda il periodo precedente all’avvento di Tex, ricostruendo come giunse in Italia il mito del West e attraverso quali eroi (Buffalo Bill e Kit Carson sopra a tutti) venne connotandosi la figura del “cow-boy” da cui anche Aquila della Notte trae origine. Ma dopo questa ricca introduzione, tutto ciò che riguarda Tex è stato scritto da altri, che hanno seguito il personaggio in senso cronologico: Claudio Bertieri, Andrea Sani, Gianni Brunoro e il sottoscritto. A me è stata affidata la parte più corposa, oltre venti anni di storia del personaggio, a partire dal 1976. Ho consegnato un testo e ne ho avito in cambio una fantastica versione corredata da illustrazioni straordinarie e fotografie molto belle. Sono soddisfazioni, quando ciò che si scrive viene così valorizzato.

Di pregio e molto curato dal punto di vista editoriale fu anche una vera e propria enciclopedia texiana scritta con Francesco Manetti, intitolata “Cavalcando con Tex” (cinque volumi in cofanetto 1999-2000, Edizioni Little Nemo, Torino). Si tratta di un dizionario emotivo dei personaggi e degli ambienti della saga di Tex Willer, e oserei aggiungere che si tratta soprattutto di un dizionario per immagini, più che per testi. E si tratta di immagini straordinarie perché mai viste prima, uscite dai cassetti di un incredibile collezionista di tavole originali che da anni fa realizzare su commissione disegni di soggetto texiano per il gusto di rivivere le emozioni suscitate in lui dalle avventure di Aquila della Notte fin da quando, ragazzetto, ne scoprì il primo numero a striscia. Il collezionista è Giovanni Battista Verger, fortunato possessore di oltre mille disegni inediti realizzati per lui dai migliori disegnatori bonelliani (Aldo Capitanio, Fabio Civitelli, Raffaele Della Monica, Fernando Fusco, Francesco Gamba, Pietro Gamba, Guglielmo Letteri, Raphaël Carlo Marcello, Josè Ortiz, Giovanni Ticci, Andrea Venturi, Claudio Villa). Attraverso una tanto ricca iconografia tutta da scoprire, il volume permette di ripercorrere, avventura dopo avventura, gli incontri e gli scontri dell'intramontabile ranger.

I testi miei e di Manetti aiutano nell'esplorazione dell'affascinante universo texiano ideato da Giovanni Luigi Bonelli e realizzato graficamente da Aurelio Galleppini, e lo fanno dedicando un elzeviro a ciascuna storia e imperniandolo sul ritratto di uno dei protagonisti, talvolta il cattivo di turno, talvolta uno degli amici di Tex, talvolta una figura di contorno. Insieme all’editore Sergio Pignatone e agli autori dei testi, Verger ha concepito l’opera come una galleria di personaggi, traendone uno da ogni storia ma scegliendoli senza rispettare l’effettivo peso nell’economia della narrazione, privilegiando piuttosto l’importanza della memoria. Magari c’è un vecchio ubriacone che in un racconto compare solo per venti vignette, e ottiene lo stesso spazio di un cattivo, un po’ di maniera, che agisce per tre albi. E’ giusto che sia così, perché le emozioni non vengono suscitate dal numero di pagine, ma dall’efficacia delle sequenze. E una singola vignetta può far rabbrividire più che una intera storia. I brividi, poi, non vengono solo dai personaggi, ma dagli scenari, dagli ambienti, dalle atmosfere. 

Dalla collezione Verger  sono nati altri due libri di pregio. Il primo, datato 2010, si intitola “Il mio Tex” e raccoglie decine di magnifiche illustrazioni inedite di Fabio Civitelli, ciascuna con il mio commento. Lo stesso schema si ripete nel 2013 con “L’avventura e i ricordi”, volume che raduna invece chine e acquarelli di Giovanni Ticci, di nuovo commentati uno per uno dal sottoscritto. In entrambi i casi l’editore è Little Nemo di Torino, ovvero Sergio Pignatone, un nome che è una garanzia di qualità.

A proposito di Ticci, “Giovanni Ticci, un americano per Tex” è un’altra biografia dedicata a un autore tra i più rappresentativi dello staff di Aquila della Notte, scritta con Graziano Romani e pubblicata nel 2010 a Roma da Coniglio Editore, con il corredo di fotogragie e illustrazioni in gran parti inedite.
Ma tornando indietro, nel 1999 fu la Mondadori di Milano (la più grande casa editrice italiana) a chiedermi una introduzione al volume “Il passato di Tex” (di Bonelli/Galleppini), volume ininterrottamente ristampato da allora nella collana “Oscar”.


Nel 2004, per il volume edito a Trento da EsaExpo “Sulle tracce di Tex”, a cura di Roberto Festi, contente saggi di importati addetti ai lavori, tra cui Decio Canzio), mi venne chiesto un contributo riguardante i Texoni, che compilai con entusiasmo intitolandolo “The big one”.

Tra il 2005 e il 2007 uscirono invece in edicola quaranta fascicoli quindicinali da rilegare in un volume, da me scritti con Graziano Frediani, allegati a una collezione di statuette che riproducevano i principali personaggi della saga di Aquila della Notte, chiamata “Il mondo di Tex” (Hachette). Infine, nel 2011 la Panini di Modena pubblicò il disco di Graziano Romani “My name is Tex”. In allegato, c’era u libretto di 48 pagine a colori che, fra l’altro, conteneva due miei articoli: "Four brave riders" e "Carson".