giovedì 11 gennaio 2018

ERRORI DI STUMPA


Dopo una vita passata a cercare, correggere e lasciarmi sfuggire ogni sorta di possibile (e impossibile) errore di lettering negli albi di Zagor, mi sono convinto che la parola “refuso” si scriva in realtà “resufo”,  ma nessuno ci riesca. Una delle famose leggi di Murphy (colui che per primo teorizzò che “se qualcosa può andar male, lo farà”) è la “legge di Jones sull’editoria”, che recita: “gli errori si vedono solo quando il libro è stampato”. Dal canto suo, uno dei creatori di Nathan Never, Michele Medda, ha elaborato una "legge sul refuso nascosto" applicata al mondo dei fumetti: “ogni errore diventerà immediatamente evidente appena l’albo uscirà in edicola”. Tutto ciò per consolarmi e, se mai potessi, consolarvi per il numero di refusi che sfuggono a ogni controllo e giungono sull’albo di Zagor mandato in stampa. I lettori inevitabilmente se ne accorgono, e talora si lamentano. Ovviamente, hanno ragione. Me ne lamento anch'io. Ritengo che si debba intervenire sulla serie di concause che li provocano. 


Fermo restando che si trovano refusi anche fuori dagli albi dello Spirito con la Scure e che non ci sono pubblicazioni esenti (se ne trovano anche su riviste patinate e libri prestigiosi), il problema esiste e va affrontato. Passo la giornata in ufficio accanto a colleghi scoraggiati quanto me per la (piccola o grande) quantità di errori che nonostante l’impegno di più persone non riescono a venire fermati o, se anche si correggono, si riformano. Mi scuso a nome della squadra ogni volta che qualcuno me li fa notare. È una sorta di maledizione che demoralizza. Se i controlli mancassero non ci sarebbero correzioni durante la lavorazione; invece, le correzioni sono infinite. Il tempo che la redazione passa a dare la caccia alle magagne, prima, e a risolverle, poi, è spropositato. Tuttavia, i refusi sono aumentati, e proverò a ragionare sulle cause e sulle possibili soluzioni.

Comincerò intanto con il segnalare che cosa scriveva Sergio Bonelli nella rubrica “Postaaa!” sullo Zagor del luglio 2003. Ipse dixit: “Purtroppo, la lotta contro gli errori di questo tipo è la disperazione di tutti i correttori di bozze da quando esiste la stampa (e prima, anche gli amanuensi riempivano di svarioni i loro codici). Per evitare che vengano pubblicati, si leggono e si rileggono più volte le pagine durante le varie fasi della lavorazione, e ogni volta viene corretto qualcosa (e a volte le correzioni sono esse stesse causa di altri errori). Più letture si fanno, più errori si scoprono: ma per quanti controlli si eseguano, si può essere certi che qualcosa finirà fatalmente per sfuggire anche all’occhio più attento. Chi cura gli albi lavorando in redazione combatte una strenua battaglia quotidiana. Boselli e Burattini di recente mi hanno fatto sorridere ricordandomi una famosa striscia di 'Topolino giornalista', una classica storia di Floyd Gottfredson del 1935: Topolino e i suoi amici stampano la prima copia di un quotidiano da loro fondato, che naturalmente è piena di errori fin nei titoli”.

Dato che Sergio diceva tutto ciò quindici anni fa, non si può certo dire che il problema sia soltanto degli ultimi tempi (né che riguardi soltanto la mia gestione, come qualche detrattore più infervorato cerca di sostenere).  In una delle più antiche versioni a stampa  della Bibbia, pubblicata nel 1631 in Inghilterra, c’è un unico errore in tutto il libro: la mancanza di un “not” all’inizio di uno dei Dieci Comandamenti, che diventa “Thou shalt commit adultery”. In pratica: “Devi commettere adulterio”. La filologia, la scienza che consiste nel confrontare fra loro i manoscritti di una stessa opera alla ricerca della versione del testo originariamente redatta dall’autore, trova la sua ragion d’essere appunto nel fatto che tutti i manoscritti sono diversi per gli sbagli commessi dai copisti. Degli ottocento codici della “Divina Commedia” giunti fino a noi, non ce n’è uno uguale all’altro. Per approfondimenti potreste leggervi il mio Dampyr “La porta dell’inferno”, ci ho fatto una storia sopra. Ciò ci permette di tornare subito in ambito bonelliano e annotare come i refusi non affligono (ahinoi) soltanto Zagor (sarebbe bello se fosse così), ma tutte le collane, dove e quando più, dove e quando meno. 

Non si tratta di superficialità perché ogni albo passa sotto l'esame di almeno quattro o cinque persone diverse, che si accaniscono sui balloon in ripetuti passaggi, però vuoi per i tempi stretti di lavorazione imposti dalla serialità, vuoi per la digitalizzazione del lettering, vuoi per il gran numero di incarichi tutti urgenti da sbrigare, vuoi per la serie di passaggi, vuoi per la contingenza degli eventi, alcuni refusi sfuggono comunque. Anche uno sarebbe troppo, ma tant'è.

Quando dico che ci sono non soltanto più letture, ma fatte da più persone, descrivo la realtà: c’è una lettura del letterista che rilegge i propri balloon, quella del curatore che passa la sua copia a un collega incaricato di aggiungere i suoi occhi ai precedenti, un ulteriore riscontro a interventi fatti (con un riscontro dei riscontri), e quindi la correzione delle bozze prima della stampa fatta da due persone ancora diverse. Se passa in redazione lo sceneggiatore, il più delle volte rilegge anche lui e segnala le sviste che riscontra. I grafici correttori dei disegni concorrono a trovare uno svarione qua e uno là quando le vignette su cui intervengono finiscono sotto i loro pennelli. Insomma, un lavorone. Non fatto da una persona sola. Perciò, dando pure per scontato che il sottoscritto sia un emerito imbecille che non cava un ragno dal buco, lo stesso non si può dire di tutti gli altri, evidentemente, a meno che non siamo tutti degli incapaci. 

Peraltro, riguardo l'inabilità nel trovare refusi, io ho una mia teoria: trovo limitante fino all’offensività circoscrivere i pregi di una persona al fatto che non gli sfuggano degli errori. Ci sono professionisti della caccia al refuso bravissimi a fare quello, ma ci sono altri talenti di tipo diverso (per esempio gestire il gioco di squadra, scrivere redazionali, fare ricerche d’archivio, ideare e organizzare iniziative, trovare soluzioni a buchi narrativi, affrontare emergenze anche fuori orario, e via dicendo). Perciò, in generale, bisognerebbe distribuire il lavoro in modo che a ognuno sia dato modo di esprimere le proprie capacità in un settore specifico.

Come ogni anno in questo periodo, Saverio Ceri ha pubblicato su Dime Web la sua rubrica in cui dà i numeri. Quella cioè in cui riporta statistiche e classifiche sulla produzione bonelliana durante l’anno solare appena concluso. I dati evidenziano il risultato record per la produzione zagoriana 2017 che, grazie anche alla miniserie di Cico, ha sfornato ben 2764 pagine a fumetti.  E’ evidente che se la quantità di pagine da controllare aumenta e il tempo fisico per farlo è sempre lo stesso, così come sempre le stesse sono le persone impiegate, il rischio che sfuggano dei refusi aumenta. 

Ma a peggiorare le cose è giunta la digitalizzazione del lavoro. Fino a qualche anno fa, in tipografia mandavamo le tavole originali, cioè fogli di cartoncino sui quali testi e disegni erano stati corretti e giudicati a posto. Venivano stampati quelli. Oggi, in tipografia, arrivano dei file passati precedentemente più volte via server tra i vari uffici. Ogni file ha subito una modifica in un ufficio e una in un altro, e ha, per giunta, vari livelli, come ben sanno quelli che masticano grafica computerizzata. Come essere sicuri che nella cartella con i 110 file che compongono, per esempio, un albo di Tex, siano finiti tutti i file giusti, quelli corretti in modo definitivo, e non ce ne siano, per sbaglio, alcuni di passaggi intermedi? Come impedire che, salvando in memoria una correzione fatta, quella versione finisca non nella cartella finale ma in quella precedente? Maneggiando migliaia e migliaia di pagine ogni mese, come si può ben immaginare, tutto può succedere. E non è detto che sia colpa del curatore di testata: avviene, per colpa della sorte cinica e bara, nonostante il suo impegno – e anche quello degli altri. Un sacco di volte, vedendo un errore finito in edicola, dico fra me: eppure questo l’avevamo corretto. L’obbligo infine di rispettare le consegne alla stampa di tanti albi, tutti i giorni, in un ciclo di lavoro che non si interrompe mai, peggiora le cose.

Ovviamente i lettori non sono tenuti a fare tutte queste considerazioni: vedono il refuso e considerano incapace il curatore di testata o trasandata la redazione nel complesso. Il nuovo corso bonelliano però sta aggiustando pian piano tanti meccanismi e ogni errore scoperto porta a prendere contromisure. Piano piano, ne sono sicuro, le cose miglioreranno. Quel che è certo, è che chi lavora in Via Buonarroti ce la mette tutta, tutti i giorni.



lunedì 8 gennaio 2018

LUNA PIENA



Tra le storie Bonelli del 2017 preferite dai recensori di uBC c'è "Brezza di Luna".
L'articolo completo lo trovate qui.

Grazie a Cristian Di Clemente e naturalmente a Lola Airaghi, con la quale abbiamo in programma di dare un seguito alla storia.


Le 36 tavole di Brezza di Luna sono un piccolo grande capolavoro che da solo meriterebbe l’acquisto dello sperimentale albo Maxi di settembre, "I Racconti di Darkwood", che ha ospitato racconti brevi raccordati da una storia di stampo classico.
Sperimentazione è una parola che fa spesso a pugni con il pubblico zagoriano, dato che quest’ultimo è molto difficile da accontentare: una parte notevole di lettori (almeno a leggere i social) ritiene infatti che Zagor sia implicitamente terminato nel 1980 con Nolitta o non tollera un’interpretazione grafica che non ricalchi quella di Ferri (la cui longevità artistica, un “unicum” nel fumetto italiano, ha finito così per diventare, per certi aspetti, un “boomerang”).
In tale contesto, “Brezza di Luna” è una storia notevole, perché ha avuto il coraggio di sperimentare sia per gli aspetti grafici di “superficie”, sia per i contenuti, trattando un tema scabroso (un tempo tabù su Zagor) e adulto con crudezza ma anche con una delicatezza che incanta: è un racconto cupo illuminato da una luce di speranza universale, in cui l’odio e volontà di vendetta si trasformano in catarsi.
Complimenti, pertanto, a Moreno Burattini per il soggetto e a Lola Airaghi per la superba prova grafica ai disegni, con contrasti bianco/nero da incorniciare, di grande suggestione e intensità espressiva.


Cristian Di Clemente




sabato 6 gennaio 2018

MISTERO





Il mistero delle stigmate fatte venire ai buoni invece che ai cattivi.

Il mistero di quelli che preferiscono gli youtubers a Stanlio e Ollio.

Il mistero dei camerieri che non guardano mai dalla nostra parte quando ci sbracciamo a chiamarli.

Il mistero di quelli che ti portano rancore mortale per anni e anni senza che tu lo sappia o immagini perché.

Il mistero di quelli che invitano trecento persone al loro matrimonio.

Il mistero dei film costati miliardi e con un cast stellare, brutti.

Il mistero di chi balla la techno invece di Gloria Gaynor.

Il mistero dei fumetti che arrivi in fondo e non ci hai capito niente.

Il mistero di quelli bruschi e sgarbati con i propri cari.

Il mistero di quelli sempre incazzati.

Il mistero degli attori e dei cantanti molto bravi che a un certo punto spariscono nel nulla.

Il mistero di chi getta le cicche in terra che tanto qualcuno le raccatterà.

Il mistero di quelli che non ridono guardando Fantozzi.

Il mistero di quelli che criticano i gusti musicali altrui.

Il mistero degli Ultras delle squadre di serie D.

Il mistero di quelli con l'ombelico in fuori.

Il mistero di quelli che bevono gli aperitivi in piedi sul marciapiede fuori dal bar.

Il mistero di chi non la lecca.

Il mistero di quelli con il dente d'oro.

Il mistero dei tavolini dei ristoranti che ballano.

Il mistero delle case senza libri.

Il mistero del perché la carta da pareti si chiami carta da parati.

Il mistero delle donne che non la danno.

l mistero di quelli che nonostante le foto raccapriccianti e le scritte minatorie sui pacchetti di sigarette continuano a fumare.

Il mistero di quelli che non leggono i fumetti.

Il mistero della penuria di prese elettriche nelle stanze d'albergo.

Il mistero di quelli che hanno voglia di litigare.

Il mistero di quelli che non tirano lo sciacquone.

Il mistero di quelli che nei bagni pubblici non chiudono la porta anche se funziona e li trovi dentro quando cerchi di entrare tu.

Il mistero di quelli che prendono la tessera di un partito.

Il mistero della foto del personaggio famoso nel cruciverba della prima pagina della Settimana Enigmistica.

Il mistero degli orologi pubblici guasti.

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Tutti i misteri di questo post sono stati pubblicati durante il mese di dicembre 2017 sul mio profilo Twitter @morenozagor.



venerdì 5 gennaio 2018

UN LETTORE IN CATTEDRA





Di Anna Teresa Fiori, soprannominata ormai “la maestra a fumetti”, ho già parlato più di una volta su questo blog. Giusto per fare il riassunto delle puntate precedenti, e rinfrescare la memoria ai più distratti, basterà dire che da qualche anno, insegnando in una scuola elementare romana, Anna Teresa porta avanti una interessante esperienza scolastica con i suoi alunni (ormai distribuiti su due cicli didattici diversi) basata sulla lettura (con conseguente analisi, discussione e rielaborazione di ciò che si è letto) di albi a fumetti, in particolare di Zagor e dei personaggi Disney. Addirittura, una volta, il settimanale “Topolino” ha dedicato un intero servizio fotografico alla classe della maestra Fiori, dopo che un paio di autori disneyani erano andati a trovare i bambini nella loro aula, cosa che io stesso ho fatto in un paio di occasioni, in una accompagnato anche da Massimo Pesce. Qualche settimana fa, i ragazzi hanno invece ricevuto la visita di Pietro Signorelli

Chi è Pietro? Non è un autore, ma un lettore di Zagor. Uno di quei lettori che tutti gli autori vorrebbero avere: attento, interessato, colto, cordiale, misurato nelle critiche e nei complimenti. Mi è capitato di conoscerlo una volta a un incontro con il pubblico, gli ho prestato tutta l’attenzione che le sue domande richiedevano, l’ho visto tornare ad altri incontri sempre più coinvolto dall’entusiasmo contagioso della grande famiglia zagoriana, fatta di forum, gruppi Facebook, amici di penna e compagni di tavolate. Non so bene che mestiere faccia Pietro, credo di aver capito che si occupi in qualche modo e maniera di contabilità, ma so che è ferratissimo riguardo al cinema, argomento su cui gli capita di organizzare conferenze o di parteciparvi. Forte appunto della sua capacità di intrattenitore  già messa alla prova in questo ambito, un incontro durante una manifestazione zagoriana con la “maestra a fumetti” è bastato a convincere entrambi del fatto che si potesse organizzare una sorta di “lezione” su Zagor. Così, Signorelli si è recato a Roma (non esattamente dietro l’angolo per lui che vive a nord del Po) e ha intrattenuto la classe (una seconda elementare) di Anna Teresa, dando vita a un incontro vivace e divertente. Ho chiesto a Pietro di scrivere un suo resoconto, e volentieri lo pubblico qui di seguito, corredato dalle foto che lui stesso mi ha inviato. Un grazie a lui e alla maestra Fiori!


LEZIONE DI ZAGORIANITA’ APPLICATA
di Pietro Signorelli

Amici zagoriani, tanto per prendere in prestito per una volta il tradizionale incipit della rubrica “I tamburi di Darkwood” oltre che lo spazio del titolare di questo blog, vi racconto come mi sia venuta in mente una particolare iniziativa, dopo aver vissuto tre bellissime giornate in compagnia di appassionati e autori in quel di Varazze in occasione dell’intitolazione a Gallieno Ferri di una sala della biblioteca comunale “Eugenio Montale”.
Parlando con la maestra Anna Teresa Fiori, presente all’evento, che segue una classe di seconda elementare e della gioia che hanno i suoi bambini nel parlare di fumetti, abbiamo concluso che una lezione di divertimento “zagoriana” sarebbe stata di grande interesse e crescita per loro ma soprattutto per noi messi alla prova nella nostra passione di sempre dal loro entusiasmo incontenibile. Appena hanno saputo dell’iniziativa i piccoli si sono mobilitati e hanno preparato regalini di ogni tipo e biglietti di benvenuto e ringraziamento, mentre il meraviglioso cuore dei partecipanti al gruppo Facebook “Zagor lo spirito con la scure” ha provveduto a inviare regali di ogni tipo ai bambini (albi e varie, una scure compresa!), mentre gli artisti Luca Corda e Lola Airaghi hanno dedicato ognuno un quadretto personalizzato.

E così il giorno 14 dicembre mi sono recato a Roma presso la scuola “La Giustiniana” per iniziare questa entusiasmante quanto particolare avventura, io fan di sempre che ha passato parecchio tempo alla loro età a scontrarsi con realtà scolastiche della giovinezza che nei confronti del fumetto operavano una severa caccia alle streghe. Inutile dire che appena sono arrivato con la mia maglietta zagoriana nella classe sono stato travolto letteralmente dai venticinque scalmanati entusiasti piccoli lettori che mi hanno subito dato modo di avere grande soddisfazione con un biglietto di benvenuto molto particolare appeso lungo la diagonale della classe.
L’incredibile è che le domande e le paure per come proporsi sono svanite in un secondo, mi hanno preparato i gessetti e alla lavagna ho cominciato a raccontare di Zagor e Cico, degli amici e dei nemici che ne distinguono il mondo fittizio di Darkwood, ho parlato loro di Nolitta/Bonelli e di Ferri e dei loro eredi che hanno portato il nostro eroe dalle strisce fino all’infinito. I bambini hanno anche preso appunti, fatto domande, mentre l’apoteosi è giunta parlando degli animali strani di Darkwood come il Going-Going mangiatutto e il Pisum Alatum che per colpa sua ha fatto una brutta fine in uno degli Speciali dedicati a Cico. I ragazzi hanno scritto sulla lavagna “Siamo tutti Going-Going” e iniziato a saltare per i corridoi in un entusiasmo incontenibile.



Veicolare una “lezione“ (parolone) su Zagor ha prodotto l’incredibile effetto che i bimbi si sentissero come in gita, non a scuola ma a una riunione di appassionati e amici, e possiamo dire che la scintilla dell’input futuro per la conservazione e passaggio generazionale sia in buone mani se abbiamo fiducia che raccontare di certe cose non distoglie dall’insegnamento e apprendimento, anzi aiuta la formazione delle attività principali della seconda elementare, ossia la scrittura e il disegno che nel fumetto trovano il perfetto connubio unendosi (e qualcuno dimentica troppo facilmente che stiamo parlando di una forma d’arte esattamente la nona). Quello che poi io posso aver regalato a loro è infinitesimale rispetto alla soddisfazione che i piccoli mi hanno dato, facendomi sentire importante per loro e addirittura chiedendomi degli autografi!


Ringrazio la maestra Anna, grande amica e zagoriana che mi ha ospitato trattandomi con ogni riguardo, gli amici del gruppo per la loro infinita generosità, Lola e Luca, ma anche Moreno che con dei contatti prima sulla rubrica dei “tamburi di Darkwood” e poi con la conoscenza personale ha creato la magica scintilla per uscire dal nascondiglio di lettura isolato di una camera per proporsi al mondo in tutta la sicurezza e gioia possibile.
Invito chiunque ami il fumetto e non solo Zagor se incontra una maestra lungimirante come Anna (e ce ne sono, tranquilli) che non pratica ostracismo alle nuvole parlanti ma ne favorisce il linguaggio nella giusta età (quella tenera e verde) non esiti a organizzare incontri come questi che sono orgoglio dello spirito con la scure o senza. Chiudo nell’unico modo possibile questo messaggio di ringraziamento ai piccoli della seconda elementare come hanno fatto loro nel saluto di arrivederci a presto del venerdì sera : aaahhyyyaaakkk!


martedì 2 gennaio 2018

TUTTO BATTISTA E BURATTINI



Fra le più belle sorprese del 2017, c'è sicuramente la pubblicazione di cui qui sopra vedete la copertina. Copertina che, purtroppo, è opera mia - ma non è colpa mia, nel senso che io ho cercato in tutti i modi di sottrarmi alla richiesta di Stefano Bidetti e di Francesco Pasquali, i principali artefici dell'iniziativa, ma i due sono stati irremovibili nel pretendere che fossi io a disegnare la cover di questo numero della loro rivista SCLS Magazine

Un numero che, come recita una scritta sul bordo, si è rivelato essere uno "Speciale Moreno Burattini". In realtà, che si trattasse di un tomo monografico l'ho scoperto soltanto quando l'ho potuto sfogliare la prima volta, peraltro nel corso di una occasione pubblica (una pizzata natalizia dei lettori di Zagor). Si è trattato di una vera sorpresa sia per i contenuti tutti incentrati su di me, sia per il numero di pagine davvero esorbitante, ben 270! In pratica, un veri e proprio libro, addirittura di grande formato, stampato su carta lucida e a colori, ricco di testi, disegni, fotografie. Insomma, una sorta di enciclopedia sul sottoscritto. Non posso che ringraziare commosso per tanta attenzione! 

Io credevo che si sarebbe tratto di una "normale" quindicesima uscita di una rivista (di solito davvero ben fatta), all'interno della quale sarebbe stata contenuta una mia intervista e la ristampa di tutte le storie di Battista il Collezionista, un personaggio a fumetti da me creato nel 1985 e pubblicato per qualche anno sulle pagine della fanzine "Collezionare", per poi finire in tre storie di Cattivik disegnate da Giorgio Sommacal. Alla fine, la raccolta delle avventure di Battista c'è, ed è completissima con tanto di apparato critico, ma c'è anche molto altro. 

Chi ha letto le storie del mio buffo collezionista dice in genere di essersi divertito, dunque non posso che consigliarvi di procurarvi SCLS Magazine n° 15 per averle tutte a casa vostra, se siete fra i ventitré lettori di ciò che porta la mia firma. Più di cento le pagine di Battista contenute nel volume, che comprendono non soltanto le prime storie degli anni Ottanta, ma anche quelle che ho realizzato un anno fa con Marcello Mangiantini.

L'intervista a cui mi hanno sottoposto Bidetti e Pasquali, e riportata con un ricco corredo fotografico tra pagina 102 e pagina 132 è la più lunga ed esaustiva che mi sia capitato di vedere pubblicata escludendo forse il libro di Laura Scarpa dedicato al sottoscritto nella collana "Lezioni di Fumetto", ma qui le domande  sono diverse e anche più personali. Credo di essermi confessato in pubblico al pari di quando nascondo un po' di verità su di me nei miei aforismi. C'è pure un po' del mio noto spirito polemico, compensato per fortuna, sempre e ad abundantiam, da quel buon carattere che mi viene di solito riconosciuto e a cui hanno fatto cenno anche i tanti amici chiamati a raccontare di me (come Francesco Manetti, Graziano Romani, Giuseppe Pollicelli e Jacopo Rauch). Uno stuolo di saggisti analizza poi i pregi e i difetti della mia produzione a fumetti legata a Zagor, e sono grato a tutti per l'attenzione che mi è stata dedicata. Francesco Manetti ha recensito da par suo il volume sul blog "Dime Web": potete leggere ciò che ha scritto cliccando qui. Per procurarvi lo "Speciale Moreno Burattini"  potreste anche venire il 13 gennaio alla presentazione che ne verrà fatta a Roma presso la Scuola Internazionale di Comics di Via Lemmi 10. Grazie in anticipo a chi vorrà esserci. Se invece volete ricevere il volume per posta,  ecco recapiti:
info@sclsmagazine.it
sclsmagazine@gmail.com
Francesco 328-4920420
Stefano 348-7681641.





domenica 31 dicembre 2017

TUTTI I MIEI FUMETTI DEL 2017

Ecco i fumetti a mia firma usciti nel corso del 2017.
L'elenco non comprende le tante ristampe.



Zagor: Le strade di New York
su Maxi Zagor n° 29
Gennaio 2017

286 tavole - disegni di Marcello Mangiantini




Zagor: Terranova!
su Zagor Zenith 670/672 (Zagor 619-621)
febbraio-aprile 2017
Sergio Bonelli Editore
232 tavole - disegni di Roberto Piere






Zagor: Il grido della banshee
su Zagor Zenith 672/673 (Zagor 621-622)

aprile - maggio 2017
Sergio Bonelli Editore
144 tavole - disegni di Giuliano Piccininno





Zagor: Cico cacciatore di mostri
albetto speciale per Cronaca di Topolinia
Maggio 2017
8 tavole illustrate  (una tavola ciascuno) da Marco Verni, Gianni Sedioli, Marcello Mangiantini, Massimo Pesce, Stefano e Domenico Di Vitto, Giuliano Picininno, Raffaele Della Monica e Walter Venturi.







Zagor: Tentacoli!

su Zagor Zenith 677/678 (Zagor 626/627)
settembre-ottobre 2017
Sergio Bonelli Editore
188 tavole - disegni di Marco Verni



Zagor: I racconti di Darkwood
su Maxi Zagor n° 31
Settembre 2017
98 tavole - disegni di Raffaele Della Monica




Zagor: Brezza di Luna
su Maxi Zagor n° 31
Settembre 2017
36 tavole - disegni di Lola Airaghi




Battista il Collezionista
su SCLS Magazine n° 15 "Speciale Moreno Burattini"
4 tavole inedite (più tutte le altre già pubblicate raccolte in volume)
disegni di Marcello Mangiantini
con mia copertina
Edizioni SCLS Magazine
dicembre 2017




Professor Gustavo La Passera - Ginecologo
e altre vignette
Edizioni Cut Up 
Vignette e strisce raccolte con vari altri testi comici
Disegni di James Hogg e miei
Ottobre 2017



Vignette varie pubblicate su "Il Vernacoliere"
Mario Cardinali Editore
Disegni di James Hogg





Vignette varie pubblicate su "Enigmistica Più"
Cairo Editore
Disegni di James Hogg

mercoledì 27 dicembre 2017

LO ZAGOR DEI RECORD



Come ogni anno in questo periodo, Saverio Ceri ha pubblicato su Dime Web la sua rubrica in cui dà i numeri. Quella cioè in cui riporta statistiche e classifiche sulla produzione bonelliana durante l’anno solare che va a concludersi. I dati evidenziano il risultato record per la produzioine zagoriana 2017 che, grazie anche alla miniserie di Cico, ha sfornato quest’anno ben 2764 pagine a fumetti, superando la boa delle ottantamila tavole nella storia del personaggio. Da notare che io, in redazione, sono solo a occuparmi dello Spirito con la Scure e lavoro part-time (tredici giorni ogni mese). Sono stato anche lo sceneggiatore zagoriano più prolifico: "Venticinquesimo scudetto per Moreno Burattini con 984 tavole tra gli sceneggiatori, e terza vittoria per Marcello Mangiantini tra i disegnatori con 326 pagine pubblicate negli ultimi dodici mesi". Per la cronaca, è il mio 27esimo anno consecutivo in Bonelli. 

A giudicare da questi numeri la salute dell'eroe di Darkwood è invidiabile: Zagor è la terza serie della casa editrice per numero di tavole pubblicate: in totale 18 albi, più i sei della miniserie “Cico a spasso nel tempo”.  Io sono il sesto sceneggiatore della Bonelli per numero di tavole pubblicate nel 2017, ma va considerato che scrivo soltanto Zagor (i cinque che mi precedono hanno ottenuto il loro risultato lavorando su più collane). Fra i primi dieci disegnatori più pubblicati, cinque sono zagoriani: in ordine di classifica  Mangiantini, Venturi, Verni, Torricelli, Pesce. Dime Web segnala la pubblicazione delle ultime 63 tavole disegnate da Gallieno Ferri, a 56 anni dall’esordio bonelliano. Alessandro Piccinelli (che ormai ha convinto tutti eccetto i soliti giapponesi rimasti a far guerra nella giungla) è il secondo copertinista più prolifico (18 cover), dopo il dilaniato Gigi Cavenago (22) e a pari merito con Claudio Villa. Fra le “classifiche storiche”, Ceri riporta solo quella del decennio in corso (2010-2017). Tra i più pubblicati in casa Bonelli in questo periodo io sono secondo (7770 tavole) dopo l’outsider Mauro Boselli (14475), in quale figura comunque anche come sceneggiatore di Zagor.

Tutti questi numeri testimoniano l’invidiabile vitalità dello Spirito con la Scure, che vede crescere il numero di pagine pubblicate (non accadrebbe se le vendite fossero ai minimi termini), e quanto funzioni il gioco di squadra che cerco con entusiasmo di incentivare. Se si considerano le pubblicazioni anche realizzate da altri al di fuori della Bonelli collegate a Zagor c’è da stupirsi per la quantità e qualità delle proposte: vari numeri di riviste prodotte da gruppi e associazioni (“SCLS Magazine” e “Zagorianità”), la ristampa degli albi di Cico a colori della If, l’albetto inedito dedicato sempre al messicano da “Cronaca di Topolinia”, la Collezione Storica di Repubblica. Ma anche la Bonelli ha realizzato numerose iniziative per il circuito librario: volumi, variant cover, poster, il DVD del film “Noi, Zagor”. Per non parlare di Zagor richiesto come testimonial da Intesa Sanpaolo e dall’Unicef, delle edizioni straniere, delle mostre organizzate in Italia e all’estero, dei forum e dei gruppi Facebook. Insomma, un bilancio entusiasmante.

Tuttavia, per non farci mancare nulla e dare spazio anche alla voce della detrazione, leggo sulla mia pagina Facebook (che a rigor di logica dovrebbe essere evitata dai detrattori, ma che invece il gruppetto frequenta assiduamente con evidente spirito masochistico) un commento che esprime desolazione per  “le moltissime delusioni del recente passato" (testuali parole). Giusto per capire: il color con l'ultima storia di Ferri, una delusione. Il Maxi dei Racconti di Darkwood, una delusione. L'esordio di Piere con la storia fra i ghiacci, una delusione. L'esordio di Piccininno con le banshee, una delusione. Il ritorno di Takeda, una delusione. Il ritorno di Smirnoff, una delusione. Il Maxi a New York di Mangiantini, una delusione. Lo Speciale di Sedioli/Verni con il gadget allegato, una delusione. La miniserie di Cico, una delusione. I mostri di "Tentacoli" disegnati da Verni, una delusione. Ne prendo atto. Certo è difficile accontentare la gente.

Auguri comunque per uno splendido 2018 a tutti i lettori (ciascuno ugualmente importante) e alla squadra dei miei collaboratori, dal primo all'ultimo (in ordine alfabetico) amici carissimi. Auguri anche alla brava Alessia Martusciello autrice dello Zagor dell'illustrazione che apre questo post.

martedì 26 dicembre 2017

IL CLUB DELL'ORRORE





Di Andrea Bacci, intraprendente fumettomane-fumettaro di Campi Bisanzio (la città a due passi di Firenze dove ho vissuto per trent'anni della mia vita), mi è già capitato di parlare quando dedicai un articolo di questo blog alla sua super eroina a fumetti Lady Viola e alla casa editrice Andrea Bacci Editore che ne pubblicava, in maniera autoprodotta, le avventure. Già allora lodavo, stupito per il suo coraggio e la voglia di fare, la capacità di Andrea di realizzare con i propri mezzi i suoi progetti e i suoi sogni, senza lasciarsi scoraggiare e riuscendo comunque a portare a casa dei risultati. 

A distanza di tempo, Bacci è riuscito di nuovo a stupirmi, quando mi ha chiesto se lo autorizzavo a realizzare un film ispirato (in parte) a un paio di miei racconti "inquieti" contenuti nell'antologia "Dall'altra parte" (Cut Up). "Un film?", ho chiesto meravigliato, non avendo mai pensato a lui come a un cineasta. "Una produzione amatoriale, fatta in casa", mi ha risposto. Ho immediatamente dato il mio OK, curioso di vedere il risultato. E il risultato è arrivato sotto forma di DVD che mi sono goduto in questi giorni con grande divertimento, dopo che a Campi Bisanzio ci sono stare proiezioni pubbliche. Il film si intitola "Il Club dell'Orrore", e i protagonisti sono tre ragazzi molto simili a quelli dei "Tre Investigatori" del Giallo dei Ragazzi, più due ragazze appena più grandi, che con loro formano una sorta di "Banda dei Cinque" impelagata in una serie di storie horror di provincia, ciascuna con un suo sviluppo autonomo ma in qualche modo collegate fra di loro, un una sorta di "Creepshow", film non a caso espressamente citato da Bacci. 

Illustrazione di Stefano Babini per il racconto di Moreno Burattini
"La bella e la bestia" contenuto in "Dall'altra parte".
Due di queste storie sono appunto tratte dai miei racconti, per la precisione "La bella e la bestia" e "Cuore di figlio" (nel libro, illustrati da Stefano Babini e da Alessandro Chiarolla). Nella vicenda tratta da "Cuore di figlio" recita l'unico attore professionista del film, Bruno Santini, un mio caro amico di cui ho parlato altre volte avendo illustrato (io) un suo libro per bambini e avendo (lui) letto in più occasioni le poesie di Giuseppe Geri, poeta illetterate a cui ho dedicato due libri e delle liriche del quale ho organizzato diverse reading. A parte Bruno, che dimostra il suo talento, tutti gli altri attori sono assolutamente dilettanti. Il film è stato prodotto a chilometri zero e praticamente a costo zero.
La faccenda mi è sembrata così tanto interessante che ho voluto chiedere ad Andrea Bacci un po' di informazioni su come abbia immaginato e poi realizzato il progetto. Ecco quel che Andrea mi ha scritto.


IL CLUB DELL'ORRORE
di Andrea Bacci

Come nasce il film? Nasce come un gioco fatto con i miei figli di nove e tredici anni, dopo una domanda di mio figlio Bryan: "Babbo, mi togli una curiosità? Sono due anni che hai comprato la telecamera, ma non l'hai mai usata neanche una volta, che l'hai comprata a fare?". "Giusto, hai ragione, usiamola, facciamo un film!". "Figurati: ora fai un film, come fosse facile!". No, non è facile ma se ci si impegna, ingegna e diverte si fa! Abbiamo chiamato un po' di gente, quasi tutti amici e parenti, tutti che non avevano mai recitato, tranne uno, un amico che è un grande attore, Bruno Santini, e a fine maggio abbiamo iniziato a girare, soprattutto la sera dopocena e il fine settimana e i primo di ottobre abbiamo finito. Poi un mese di montaggio ed ecco il film. Un horror, ma un horror soprattutto per bambini, che lo possa vedere anche un bambino delle elementari. Un paio di scene, tipo uno sbudellamento, lo avrei potuto fare più realistico aggiungendo molto più sangue, ma non l'ho fatto, preferisco che se un bambino lo vede ci faccia un sorriso invece che rimanerci male. Io non lo chiamo ne film indipendente ne amatoriale, io lo chiamo un film "artigianale". E' stato girato tutto con la mia piccola telecamera digitale, senza microfoni e con luci casalinghe nelle scene notturne. Quindi ogni fruscio nel sonoro e piccola sfocatura o altre imperfezioni sono da considerarsi dei pregi non dei difetti!  Effetti speciali tutti fatti da me alla meglio, arrangiati guardando su Internet come fare o con quello che ho trovato in casa. Ad esempio il mostro rosso in copertina l'ho improvvisato in cucina prima delle riprese, è tutto trucco rosso per il corpo, marmellata e carta igienica, gli altri tre mostri ho comprato del lattice liquido per le maschere e della plastica termo modellabile per denti e artigli. Prima mi ero informato in una ditta che fa veri effetti speciali a Scandicci e ho subito abbandonato l'idea: una sola maschera o un trucco per uno solo dei quattro mostri previsti dal copione mi costava più di quanto mi è costato tutto il film, film non a basso costo ma proprio a costo zero!  Il montaggio lo ha fatto un mio amico che fa di mestiere il regista e montatore, e anche a lui è piaciuto, ed è già tre volte che mi dice che vuole rifare il film con strumentazione professionista, tecnici audio e video, attori veri, effetti speciali veri, farlo durare di più, modificare alcune scene e dialoghi, eccetera. Chissà mai si faccia davvero la versione "seria"?


La copertina del libro che contiene due dei racconti
che hanno ispirato il film di Andrea Bacci.
Il titolo è un omaggio al primo speciale di Dylan Dog, di cui sono lettore fin dalla prima uscita quando ero alle medie. Nella sceneggiatura originale il titolo doveva essere “La Casa sull’albero” il Club dei ragazzini era su una casa su un albero, ma ho girato molto prima delle riprese ma non l’ho trovata, ho pensato di costruirne una ma, non ho un albero abbastanza grande in giardino. Quindi ho cambiato titolo e location, come ho fatto spesso in tutto il film, arrangiandomi con i posti e le persone che ho trovato sul momento. Ad esempio in una scena ci dovevano essere due adolescenti che si baciavano, non trovando una ragazza per la parte ho modificato battute e scena con due ragazzi che bevono e fumano. All’inizio delle riprese sono stato sempre solo, io e i bambini, cinque quasi sempre, ed è stato un manicomio: pensavo che una volta girate le scene con i bambini sarebbe stato tutto più facile, ed è stato vero in parte. Poveri bambini, erano felici di fare il film, ma si stancavano presto, e anche se ci siamo visti parecchie volte sia di giorno che di notte, anche se erano stanchi o annoiati dopo ore di riprese, dovevamo assolutamente finire la scena che avevamo iniziato quel giorno. Ad esempio una scena all’interno del Club, un casottino di legno, l’abbiamo girata 130 volte! Quasi quattro ore per una scena di 3 minuti circa, ma dovevamo farla almeno una volta bene! Girando quando potevamo, o meglio quando erano tutti disponibili e spesso o mancava uno o mancava un’ altro, è capitato che la la prima scena l’abbiamo girata i primi di giugno, ad esempio mentre dialogano ed entrano in un campo di grano, la sequenza dopo oltrepassato il campo di grano fatta un mese dopo, col rischio di tornare sul set e trovare il grano tagliato. Dopo i bambini sono passato ai grandi, ed è stata una bella sorpresa che una volta girate le loro scene, tutti o quasi alla fine mi hanno detto: "Anche se non ci sono io la prossima volta posso venire? Almeno ti aiuto in qualche modo!". Praticamente tutta la seconda parte del film l’ho fatta sempre con 3 o 4 persone che mi aiutavano. E meno male, ci sono state scene soprattutto di notte che da solo forse non sarei mai riuscito a girare.
Ci sono state scene girate in posti molto frequentati o con via vai di gente e macchine che ci facevano interrompere di continuo le riprese, ma uno dei posti più divertenti dove abbiamo girato sia di giorno che di notte è stato un piccolo cimitero, dove interrompevamo le riprese ogni volta che arrivava qualcuno, aspettavamo che facesse quello che doveva fare sulle tombe dei loro cari e poi riprendevamo. Un signore molto anziano non ha resistito e mi ha chiesto: "Scusi, ma che siete a fare?" Io: "Un documentario sui cimiteri della Toscana!". Lui: "Allegro non c’è che dire!".
Ovviamente non solo gli attori non avevano mai recitato ma neanche io avevo mai fatto effetti speciali, scenografo, tecnico luci, ecc. e soprattutto il regista, anzi, in un mondo in cui tutti sono fissati col cellulare io non avevo mai neanche fatto un filmato col cellulare prima.  Infatti quando ho portato il film a montare da Marco Frosini, regista e montatore professionista, appena visto come avevo registrato il film mi ha detto, scusa ma perché lo hai registrato in questo formato? Perchè non hai sistemato la telecamera in questo modo? Perché durante le riprese notturne non hai aperto questo? Chiuso quello? Io: Perché non ho neanche letto il libretto di istruzioni, come l’ho accesa e come l’ho tenuta per tutto il tempo!
Marco non ha lavorato gratis per il montaggio, diciamo che mi ha fatto un prezzo da amico, visto so quanto ci ha messo a montarlo e i prezzi che occorrono per queste cose.



All’inizio pensando che avrei avuto carenza di attori avevo pensato di fare io tutte e quattro le creature mostruose previste dal copione, infatti il mostro finale sono io, scena girata quasi all’inizio del film, poi per fortuna uno dei miei amici aspiranti attori, Francesco Banci, che si è molto divertito si è proposto di fare lui gli altri tre mostri, e mi è parso il vero! Almeno ci sarebbe stato lui tutto impiastricciato di lattice e io dalla parte della telecamera che volevo!
Per alcune riprese ho fatto fare anche le 4 del mattino a attori e chi mi aiutava, e il giorno dopo c’era lavoro, ma lo hanno fatto volentieri, e gratis! Il film è stato girato quasi tutto a Campi con delle capatine a Scandicci, Prato, Travalle e Legri. Poi insieme a un mio amico abbiamo fatto il DVD, senza aver mai fatto neanche quello, ci abbiamo messo anche un po' di errori sul set, ed eccoci qui. La cosa più importante è che ci siamo divertiti un sacco, e tutti, giovani e meno giovani mi chiedono "quando si fa il secondo?" o "chiamami quando ne girerai un altro". Le musiche sono di un mio amico laziale, un cantante country soprattutto, ma che per il film ha fatto anche brani horror e rock: Piero Chiti.



La prima proiezione in pubblico è stata privata per amici e parenti di chi ha partecipato al film. Mi ero informato perso una Multisala e non c'era problema, lo potevo fare, ma poi ci ho ripensato, mi seccava far pagare il biglietto a parenti e amici. Allora ho affittato la nuova sala dell'oratorio della parrocchia di San Lorenzo a Campi, una bella sala nuova molto ampia e con un bel proiettore. Mi rompeva farli pagare per un film di un'ora fatto da me, venuto come è venuto, almeno ho pagato solo io quel giorno. La gente, più di cento persone si è divertita molto, c'erano anche dei giornalisti che hanno fatto un articolo.
Come può fare un interessato a comperare il film? Bella domanda... Comunque avevo fatto cento copie del dvd, una trentina le ho regalate a chi ha partecipato al film, parenti e amici, le altre 70 le ho fumate in un paio di settimane nella zona di Campi in un solo paio di punti vendita col passaparola e alcuni piccoli articoli usciti. A primavera rimasterizzerò alcune centinaia di copie e farò delle fiere e mercati in zona, tipo la Festa dell’Unicorno o non so cos’altro.
Sto pensando di usare il DVD come pubblicità per me e come anteprima al progetto che ho di rifarlo a breve con attori professionisti e attrezzature vere. Forse già nel 2018, abbiamo fatto un preventivo delle spese ed ho già più del 50 per cento dei soldi, un altro paio di sponsor o persone interessate alla produzione del film “Vero” e si va diretti appena finito alla grande distribuzione e se possibile qualche proiezione in qualche sala.