martedì 19 giugno 2012

UNA RIVISTA DA QUATTRO SOLDI

I trent’anni di Martin Mystère segnano anche un anno altro anniversario: quello dei venti dalla nascita di una rivista di informazione e critica chiamata “Dime Press”, che dedicò il suo primo numero proprio al decennale del Detective dell’Impossibile, con una strepitosa copertina appositamente disegnata da Giancarlo Alessandrini. Oggi “Dime Press” non esiste più, e se esistesse dovrebbe necessariamente avere caratteristiche del tutto diverse da quelle con cui io e altri tre amici la progettammo, nel lontano 1992.

All’epoca Internet non aveva preso ancora campo e non l’avrebbe fatto ancora per qualche anno: perciò, le anticipazioni e i commenti riguardanti le pubblicazioni della Sergio Bonelli Editore non erano  a portata di un click, com’è adesso. “Dime Press” nacque per colmare un vuoto di cui noi per primi, che ne fummo gli ideatori, sentivamo il disagio; in pratica, demmo vita alla rivista che avevamo sempre desiderato poter leggere. Chi eravamo? Più o meno (più meno che più) il gruppo che, fino all’anno precedente aveva dato vita alla fanzine “Collezionare”, di cui vi ho parlato a lungo: dunque il sottoscritto, e poi Saverio Ceri, Francesco Manetti e Alessandro Monti.

Aprire “Dime Press” significò chiudere “Collezionare”, divenuta impossibile da gestire per quella che si potrebbe definire una “crisi di crescita”. Vendevamo troppo, e non sapevamo come fare ad accontentare tutti quelli che ci scrivevano. Alcuni numeri tra gli ultimi arrivarono a toccare le duemila copie e si trattava di dover andare alla Posta a spedirle tutte quante, e dunque a fare pacchi, chiudere plichi, scrivere indirizzi, ritirare vaglia, rispondere a chi si lamentava di non aver ricevuto il numero precedente, prendere nota di chi si abbonava a partire da quello successivo, farsi pagare da chi non saldava, e naturalmente allestire i sommari delle nuove uscite. A far fronte a tutto questo, senza mezzi, senza   computer, senza una sede vera e propria, e figurando come una associazione culturale (senza appoggi a nessun livello) eravamo rimasti cinque o sei, più cinque che sei, e più spesso in due o tre, più due che tre. Alla fine, la proposta dell’editore Antonio Vianovi di passare armi e bagagli a lavorare con lui ci sembrò la terraferma dopo un naufragio: ci veniva prospettata la possibilità di pensare soltanto al prodotto e di lasciar fare a lui per quanto riguardava la stampa e la distribuzione. Accettammo riempiendolo di baci. Poi, non furono tutte rose e fiori, perché fra i tanti pregi Antonio aveva anche alcuni difetti, tra cui una cronica mancanza di organizzazione logistica, ma andammo comunque incontro a anni entusiasmanti e di grande divertimento, in cui riuscimmo a realizzare numeri uno più bello dell’altro della nuova rivista a cui avevamo pensato.

Tutto nacque da un’idea che un giorno avevo buttato lì, agli altri, durante un viaggio in treno di ritorno da una Mostra Mercato. “Perché – dissi -  gli appassionati di supereroi americani e i fan dei manga giapponesi devono avere testate critiche specializzate sui loro fumetti preferiti, mentre chi, come noi, è cresciuto leggendo gli albi bonelliani non ha a disposizione nessuno strumento di commento, analisi storica e informazione?”. vIdi brillare gli occhi degli altri. Alla fine del viaggio, avevamo battezzato il progetto come “Progetto GL”, dalle prime iniziali di Giovanni Luigi Bonelli. Ci mettemmo tutti al lavoro, e arrivammo a mettere a punto un piano d’azione convincente. A cui, però, mancava il nome. Fu Alessandro Monti a suggerirne uno geniale e lapalissiano al tempo stesso: "Dime Press". Avrebbe ricordato la stampa popolare a fumetti di cui Bonelli  era leader in Italia, e avrebbe fatto il verso al vecchio nome della sua casa editrice, Daim Press (il senso era lo stesso: richiamarsi alle riviste "da quattro soldi" della tradizione pulp, le "dime novel" americane di fine Ottocento). Lo proponemmo ad Antonio Vianovi, alias l’uomo della Glamour International Production, che accettò con entusiasmo, pronto a stampare la testata e distribuirla nelle mostre e nelle librerie specializzate di tutta Italia. Il formato? Inevitabilmente quello degli albi bonelliani. Il piatto forte del primo numero, datato maggio 1992, un dossier sui primi dieci anni di Martin Mystére. Sui numeri a seguire, altri dossier: sul n° 2, datato settembre, si parlava di Ken Parker. Tutt'intorno al dossier, articoli e rubriche di vario genere, ma tutte attinenti al tema prefissato: il fumetto bonelliano.  Direttore responsabile fu un nome prestigioso: Gianni Brunoro.

"Dime Press" venne presentata presentata ufficialmente a Bologna nei locali della più grande libreria specializzata d' Italia, la "Alessandro Distribuzioni", quindi ebbe un lancio anche a Cremona, presso il Centro Fumetto "Andrea Pazienza" e uno addirittura oltreconfine, nel contesto di "Inovafumetto '92" (una importante kermesse fumettistica che si svolgeva ogni anno a Lugano nel contesto dei grandi magazzini Innovazione del capoluogo ticinese).


In tutto, i numeri curati dal gruppo originario sono stati 22. Ognuno contava più pagine, più collaboratori, più contributi. Abbiamo avuto copertinisti d’eccezione (perfino Mike Mignola), interviste incredibili (una fra tutte, quella a Tea Bonelli), scoop assoluti (le prime tavole del Tex di Magnus), anteprime del futuro e analisi sulla produzione del passato. E poi tante lettere, tanta gente che attendeva le nostre nuove uscite, tanti autori che aspettavano le nostre recensioni come i calciatori guardano le loro pagelle. Io ho seguito personalmente più o meno i primi dieci, inventando rubriche e tirando fuori idee per vivacizzare la testata, che diveniva sempre più corposa. Poi mi sono defilato, per non sovrapporre il mio ruolo di saggista (e dunque di critico) con quello di autore che veniva anche recensito (più si facevano frequenti le storie a mia firma, più c’era un conflitto di interessi, a cui mi volevo sottrarre). Alla fine, abbandonai la rivista. Con il tempo, le ambizioni dei miei amici che continuavano a confezionarla desiderando poter lavorare in una redazione vera e propria e magari veder retribuiti i loro tanti sforzi si scontrò con l’impossibilità da parte della Glamour di far fronte alle richieste, e perciò a un certo punto i fondatori gettarono la spugna.



Poi, dal marzo del 2000, il direttore Giani Brunoro e lo staff di redattori vennero sostituiti (dopo un gentlemen agreement) con Luca Boschi e altri collaboratori, tra cui il valido Giampiero Belardinelli, un critico che, al pari di Giuseppe Pollicelli e Stefano Priarone (per fare due nomi) era cresciuto alla scuola del nostro gruppo. Per sottolineare il cambiamento, la numerazione ripartì da uno e la costolina divenne bianca. La testata fu rinominata “Dime Press Duemila” e sparì il sottotitolo “Magazzino Bonelliano”. In tutto, i numeri di Dime Press Duemila sono stati nove, più un decimo spillato di poche pagine. Torneremo sull'argomento, così come inizierò a ripubblicare gli articoli più interessanti. Intanto, una soddisfacente cronologia della prima serie è rintracciabile in rete cliccando qui.



10 commenti:

Marco Frosali ha detto...

Odio dirlo ma: Che tempi!
Quella rivista ha cambiato la mia percezione di lettore di fumetti.
Qualcosa del genera manca anche oggi.
Sarebbe bello se venisse proprio dalla Bonelli!
Beh, tanto sognare non costa nulla!
Grazie a te, Moreno e a tutti quelli che hanno composto lo staff di "Dime Press". Ci sono stati periodo che andavo alle mostre solo per avere la rivista.

giob225 ha detto...

Ho scoperto il primo numero nel 1998 ma sono presto riuscito a recuperare tutti gli altri.
Ottima rivista! Era la prima cosa che leggevo fra le decine di albi quando ritornavo da qualche fiera...

Mi spiace per come è finita, soprattutto per la poca "trasparenza" dell'editore nei confronti degli abbonati ...ma questo è un altro discorso.

La fanzine meritava davvero e secondo me adesso se ne sente ancora la mancanza.

CREPASCOLO ha detto...

Il DD di Fergal ed il Tex di Claudio Villa ricordano Giuliano Gemma, cosa logica per Aquila della Notte, meno per l'indagatore dell'incubo. Apparentemente.

Dime Press aveva il vizio dello scoop, ma controllava le info. Ho sentito dire che le riunioni di redaz ricordassero i brainstorming di Tutti gli Uomini del Prez con i baldi giovani che a turno facevano Jase Robards, ma con piglio da dentista nazi di Larry Olivier nel Maratoneta ( " E' sicuro ? " ).
Se non esistevano conferme, non si pubblicava. Al massimo si alludeva, come in un codice danbrownico ante litteram
( Gallieno, ma quante ne sai ? ).
Da quello che mi è stato raccontato da Fonte Affidabile , le cose andarono così: Monty Wood ( alias della star del Signore degli Abissi ndr ) aveva proposto al maestro Monicelli di girare un film tratto dalle storie del signor Dog. Il regista di Amici Miei era rimasto intrigato dalla natura di anti-eroe del sosia di Rupert Everett ( " E' un maschio con cui le signore di Speriamo che sia femmina potrebbero scendere a patti! " ). Remo Girone sarebbe stato Xabaras ( " occorre tridimensionalizzare il mad doctor per non finire in una roba della Hammer: sarà il lato oscuro della Forza del primario di Adolfo Celi !" diceva il compianto Tondelli che faceva parte del team degli sceneggiatori ) e Laura Morante si sarebbe calata nel ruolo e nella bara di Morgana
( " un produttore spinge x la Golino, ma sarebbe accettabile...solo se la doppiasse la Morante " ). Andava tutto nella direzione giusta e filtravano le indiscrezioni. Poi l'imprevisto. Una Gola Profonda racconta a Gemma che "Django 2 - Il grande ritorno "
è un longseller popolarissimo all'estero, un cult a distanza di anni dall'esordio nelle sale nostrane. Nero e Gemma non lo ammetterebbero, ma sono come Cooper e Wayne, Milan e Inter, Tex e Ken Parker. Giuliano usa tutta la sua influenza per far riscrivere il film che, nelle sue intenzioni, avrebbe dovuto chiamarsi Anche gli Angeli Suonano il Violino. I produttori si sganciano. Il signor Ceri è per pubblicare comunque il gossip "fino a Django ". Il signor Burattini lo lega alla sedia e tira fuori trapano e pinzette. DP esce "solo" con una bella cover. Peccato ?

Barry Allen ha detto...

Mi associo a Marco, anche io non vedevo l'ora che arrivasse la mostra di Falconara per poter acquistare l'attesissima Dime Press; dei numeri della prima serie mi sa che sono andati persi coi traslochi gli ultimi, per cui aspetto con ansia gli articoli che vorrai pubblicare, Moreno.
La seconda serie secondo me non era così male come si legge in giro, anche se mancava della completezza di informazioni che caratterizzava la prima, e poi c'era la splendida Occhi di Cielo; a proposito il volumetto che doveva raccoglierne tutte le storie uscirà presto, vero? ;))

P.s.: il link della cronologia non funziona.

Davide ha detto...

@MArco: non dalla Bonelli, altrimenti il conflitto di interessi sarebbe enorme visto che era anche una rivista di recensioni

Moreno Burattini ha detto...

Per Barry Allen: ho ripristinato il link. Per Occhi di Cielo: dipenda da Lola e dal fatto che recuperiamo gli originali.

MarioCX ha detto...

Caro Moreno,
nella primavera del 1992 ero in trasferta a Cremona per motivi di lavoro e devo dire che mi annoiavo non poco, in quanto la cittadina del torrazzo non è che avesse all'epoca molto da offrire, oggi non so.
Il caso volle che un tardo pomeriggio gironzolando senza meta per le strade del luogo mi trovai a percorrere quella Via Speciano sede del "Cento del fumetto Andrea pazienza" e fu lì che ebbi modo di venire a contatto con il primo numero di Dime Press.
Ne fui naturalmente entusiasta ed in seguito non ne persi un numero...almeno della serie "nera". Di quella "bianca" ne fui un meno attento fruitore.
Fu una pubblicazione preziosissima...in tempi di assenza di rete non era comune leggere discettazioni su Zagor, Mark o il Piccolo Ranger.
Attendevo con ansia ogni nuovo numero e lo divoravo in poche ore.
Grandi giorni!
Un abbraccio.

Baltorr ha detto...

Grandissima rivista!
Ce li ho tutti!!!
E la foto della collezione completa che hai postato è la mia!;-)
Infatti ne avevo parlato qui: http://zagorealtro.blogspot.it/2011/05/riviste.html

Flanz ha detto...

Ricordo perfettamente il viaggio in treno di ritorno da Lucca e l'entusiasmo incosciente di quelle idee. Che nostalgia! Un saluto a tutti voi. F.

VALESASA ha detto...

La n.4 della prima serie ormai in rete ha raggiunto cifre importanti, un vero motivo non c'è, forse è legato al fatto di avere una prima apparizione del Hellboy di Mignola per questo è diventato ricercatissimo, ma vorrei sentire l'opinione di Burattini...
Grosso handicap era il fatto di poterli acquistare solo in fumetteria, non capisco il perchè a volte si decida solo per questa distribuzione che non arriva a tutti gli utenti (vedi purtroppo il romanzo su Zagor, spero ci terrai informati della ristampa per poterlo acquistare anche in edicola, come sta succedendo tutt'ora per gli oscar mondadori Tex contro Mefisto, questa si che è una vera ingiustizia!!!). Allo stato attuale cosa pensi abbia sostituito degnamente questa serie, riuscendo a dare questi importantissimi giudizi al di sopra delle parti non necessariamente firmati dalla casa Bonelli?