sabato 2 luglio 2016

TESTI E NOTE


Cominciano ad arrivare i primi feedback da parte di chi ha letto (tutti o alcuni) i racconti della mia antologia "Dall'altra Parte" (Cut Up Publishing). Fra questi, anche quello (affettuoso) di Max Bunker, che a suo tempo (più di quaranta anni fa) pubblicò una raccolta che a me piacque moltissimo, intitolata "Il virus". In generale, mi pare di poter dire che tutte le 26 storie inquiete sono ipnotiche: chi ne comincia una di solito vuol vedere che vada a finire perché finisce invischiato nel meccanismo, e non di rado (mi di dice) vien voglia di passare subito alla successiva, dato che si tratta di racconti piuttosto brevi.

Tutti rimangono colpiti, per lo più angosciati, da "L'arcobaleno alla fine del mondo" (parla di un viaggiatore che si reca in Patagonia per uno scopo misterioso su cui ci si interroga fino alla soluzione nell'ultima riga). Tra gli altri, però, i più gettonati sono "Il giudizio di Dio" e il primo, che parla dello stesso argomento, "La signora Miller e Dio". Antonio Zamberletti (scrittore più quotato di me in campo narrativo) è rimasto favorevolmente impressionato dall'avventura inedita di Zagor, illustrata da Marco Verni. Ringrazio per gli apprezzamenti ma non mi adonterò per le critiche che dovessero arrivare.  

Se vorrete, ne parlaremo ancora tra un po' visto che il libro verrà presentato in varie occasioni lungo un percorso che andrà dal qui fino a Lucca Comics (abbiamo cominciato con una anteprima al ricetto di Candelo domenica 26 giugno 2016). Intanto, qui di seguito pubblico la mia postfazione che ricostruisce la genesi dei singoli racconti. Vi ricordo che "Dall'altra parte"  è già disponibile sullo store on line di Cut Up, scontato di 1,00 euro e con spedizione gratuita.


Si può però già trovare anche in libreria, fumetteria, su altre piattaforme di vendita on line, alle mostre mercato.

La presentazione al ricetto di Candelo.



TESTI E NOTE
di Moreno Burattini

Ho sempre desiderato rubare il titolo italiano dell’antologia “Buy Jupiter and other stories” di Isaac Asimov, appunto “Testi e note” – dove le note dell’autore erano divertenti tanto quanto i suoi pur formidabili racconti. Non riuscirò mai a essere altrettanto brillante e interessante quanto il Good Doctor, tuttavia mi preme aggiungere qualche annotazione a proposito dei ventisei racconti che avete appena letto. 

Fumetti in prosa

Non è un caso che alcuni dei testi sembrino pronti per essere trasformati in storie a fumetti, perché in effetti sono la novelization (o adattamento letterario, se preferite) di mie sceneggiature. Ovviamente, la trasposizione è stata effettuata cambiando molti particolari, arricchendo dove necessario, tagliando qualcosa altrove, dando comunque forma diversa secondo il mio gusto attuale e le mie attuali capacità. 
Elencando i testi nell’ordine di apparizione, “La signora Miller e Dio” è tratto da “Il primo assassino”, pubblicata sul n° 334, datato agosto 1999, del “Giornale dei Misteri” (Corrado Tedeschi editore), illustrata da James Hogg. Il racconto attuale, nella forma in cui compare su questo volume, è stato invece inserito da Sebastiano Mondadori nell’antologia da lui curata “Morte per acqua” (Tra le Righe, 2014).
“La testa del drago” è ispirata all’omonimo racconto scritto da me e disegnato a Stefano Andreucci, apparso sul n° 10 della rivista “Mostri” (edizioni Acme) del dicembre 1990.
“La bella e la bestia”, sempre con i disegni di Andreucci, è nel sommario del successivo n° 11 (gennaio 1991), dove risulta con il titolo di “La belva”.
“Cuore di figlio” è di poco precedente: stessa rivista, stesso disegnatore, ma risale al settembre 1990 (n° 7): aveva il titolo di “Amore filiale” ed è il mio primo fumetto apparso in edicola. Ci sono perciò particolarmente affezionato.
“Il pifferaio magico”, ugualmente, appartiene allo stesso filone medievaleggiante: io e Andreucci abbiamo sempre desiderato poter raccogliere il nostro materiale in un volume antologico che non è stato, per ora, possibile realizzare. Questo racconto comparve nel novembre 1990 sul n° 9 di “Mostri”.

Gianni Sedioli, illustratore di uno dei acconti di "Dall'altra parte"
Deja vu

In altri casi, alcuni dei testi qui raccolti sono già stati pubblicati altrove, in forma diversa, e compaiono di nuovo in queste pagine rivisti e corretti se non del tutto riscritti.
“Ombra nella nebbia” è il racconto più vecchio: comparve, con il titolo di “Eterno Ulisse”, sul numero della rivista “La Cicogna” del marzo 1981. Si trattava di un giornale scolastico pubblicato nel Liceo Classico “Cicognini” di Prato che all’epoca frequentavo. Già a quei tempi, come si vede, avevo ambizioni letterarie. Lo firmai con lo pseudonimo  di Umberto Isacchi (non è casuale il riferimento, nel falso cognome, a Isaac Asimov), perché su quella rivista c’erano già altri testi miei e non volevo si credesse che peccavo di protagonismo (realizzavo anche delle vignette come “Buracchio” e una rubrica umoristica come “Il vipera”).
Anche “Controstoria del latino” fu un mio esercizio da liceale, che però pensai di inviare alla rivista “Eureka” (Editoriale Corno) avendo la buona sorte di vederlo pubblicato su un numero del 1981.
“Partenogenesi” è apparso sul n° 0, datato novembre 1999, della rivista “Fresco”, diretta da Diego Cajelli (Edizioni Terra Bruciata).
“L’ultimo grido del cacciatore” è apparso per la prima volta nel 1985, in una forma molto diversa, sulla rivista “Dimensione Cosmica” (Marino Solfanelli Editore). Comparve poi in una traduzione in lingua ungherese su una antologia magiara. Più di recente è servito da spunto per una storia di Zagor, “Il varco tra i millenni” (Sergio Bonelli Editore, 2014), in una versione del tutto modificata.
“Insaccato di cuoco” è invece un testo molto più recente: è apparso in appendice al romanzo horror “The italian way of cooking” di Marco Cardone, edito da Acheron nel 2016. Dopo una storia in cui un cuoco serve nel suo ristorante mostri cucinati ai propri clienti, è stato aggiunto un divertente ricettario (dieci ricette in tutto, di altrettanti diversi autori) in cui si suggeriscono piatti mostruosi.


Per la prima volta sullo schermo

Ed eccoci invece ai racconti inediti, vale a dire i restanti sedici presenti nella raccolta. Alcuni di questi giacevano da tempo nei miei cassetti, insieme ad altri sogni. E’ il caso di “Cibo per cani”, “L’alchimista”, “La macchina del tempo”, e “Mutazioni”, divertissement giovanili che trovano finalmente il modo di mostrarsi in pubblico dopo tanti anni di pudica reclusione e avendo subito un minimo di restyling. 
“Il monte di Venere” è ambientato nel 1982 e comincia nella biblioteca della Facoltà di Lettere dell’Università di Firenze proprio perché fu scritto lì, a mano su un bloc notes, in funzione di rilassamento fra una lezione e l’altra (o forse, più probabilmente, per perdere tempo invece di studiare). Tutta la descrizione degli ambienti, dei percorsi in città e fuori città, dei mezzi pubblici come della mia Fiat Uno dell’epoca è reale e ispirata a luoghi esistenti così com’erano a quei tempi.
“La sparizione della Madonna”, titolo che sono orgoglioso di aver ideato giocando sul fatto che la Madonna di solito appare e non sparisce, è stato scritto nel 2008 a quattro mano (con equa ripartizione dei compiti) con Susanna Daniele, giallista pistoiese, allo scopo di partecipare insieme a un concorso per racconti polizieschi. Ci provammo, non venimmo premiati, ma fummo contenti di aver partecipato e lavorato insieme. Nel complesso mi pare di poter dire che è mio il meccanismo giallo della trama e sua la capacità di rendere le atmosfere e i personaggi della montagna sopra Pistoia degli anni che furono.
I restanti dieci titoli sono stati scritti appositamente per questa antologia. Vorrei soffermarmi soltanto su uno, “L’arcobaleno alla fine del mondo”, che nasce da un viaggio in solitaria in Terra del Fuoco e in Patagonia che ho realmente compiuto nel gennaio 2014. Quasi tutto quello che si racconta è vero, tranne (ovviamente) il finale. E’ lo scritto più autobiografico dell’antologia, e mi è costato un po’ di dolore tirarlo fuori. Grazie per avermi consolato leggendolo.

1 commento:

CREPASCOLO ha detto...

Caro Morbur, ricordo come fosse ieri, un crepuscolo di qualche anno fa che stava scolorando lentamente come in un racconto di Conrad mentre mollemente dondolavo in veranda e ripensavo al mio manoscritto che avevo inviato in via Buonarroti ( MI ) per avere un parere su quanto avevo faticosamente strappato alla mia anima immortale mentre viaggiavo per la Patagonia alla ricerca di una Madonna piangente sparita da una biblio toscana.
Dico solo per i tuoi 25 lettori che due energumeni - seppi poi che erano i cartoonists Sedioli ed Andreucci - mi rapirono ai miei sogni di gloria e mi infilarono nel seggiolino posteriore di una vecchia 500. Nella miglior tradizione della Base di Altrove, viaggiai bendato e sono pure convinto che il dinamico duo girò e rigirò prima di raggiungere la mèta prefissata per confondere il mio senso dell'orientamento. Fatica sprecata perchè per me corso Vittorio Emanuele a Milano è un intrico verde al pari di Darkwood.
Alla fine fui consegnato ad un tizio che disse di chiamarsi Mortimer Ics e che indossava un cappuccio nero con feritoie per gli occhi a differenza di quello che avevo indossato fino ad un momento prima.
Mortimer Ics disse che aveva letto alcuni dei miei racconti - prese a citare quello una vipera tiene un corso di controstoria del latino e morsica chi non raggiunge la sufficienza o quello in cui un cuoco alieno conserva in una microdimensione nomata Fresco la testa di un drago colpevole di aver scelto, come Paride, tra una bella ed una bestia condannando la dimensione della "bestia" a sentire il suo lamento simile ad un salmodiante pifferaio magico - e che in essi aveva visto del buono, ma che occorreva un robusto lavoro di editing. Mi fece bere dell'assenzio - o una cosa così - ed io che non reggo nemmeno il ginger, firmai un documento con cui cedevo i miei novels al signor Ics. Assente per l'assenzio, come direbbe il mio amico ed ex allievo Andrea G. Pinketts, fui caricato di nuovo sulla utilitaria, incappucciato , e riconsegnato alla mia veranda.
Avevo rimosso l'episodio. La persona che ero aveva la personalità borderline di un Paperino sotto acido - ho passato mesi in una clinica per riprendermi dallo shock del no di Dave McCallum al mio progetto di un film su Bruce Chatwin come un novello Salgari che immagina tutti i suoi viaggi dal dondolo della sua veranda - ma ora sono pacificato come un monaco e ti perdono per aver saccheggiato le miei idee. Spero solo che nel frattempo Sedioli abbia penetrato i segreti del cambio non sincronizzato: ancora oggi quando la mia lava-asciuga passa alla centrifuga a settecento giri, torno in quell'abitacolo non ammortizzato con nelle orecchie gli artigli di un condor pasa che graffiano un settantotto giri. Brr.